A un anno dall'apertura, molto positivo il bilancio Cattin: «Tremila visitatori, prolungheremo gli orari» In cantiere una articolata serie di proposte, con incontri di studio sia sul rapporto arte-fede che sulle origini storiche dei pezzi di maggior pregio. Previsto un sito Internet Nell'epoca greca si chiamava museo l'edificio consacrato alle Muse, che conteneva libri e opere in onore delle nove divinità ispiratrici delle arti e delle lettere. A Vicenza, oltre al Museo Civico, è sorto un anno fa il Museo Diocesano che corrisponde alla definizione data dai greci, poiché accoglie quadri, volumi, reperti romani e paleocristiani, collezioni mineralogiche ed etnografiche di enorme interesse non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche da quello storico e artistico. Nell'ampio salone a piano terra del Palazzo Vescovile abbiamo intervistato il presidente del comitato di gestione del museo, mons. Giulio Cattin. - Mons. Cattin il museo diocesano ha soltanto un anno di vita, ma ha già assunto un importante ruolo culturale nella città. Come è riuscito a creare tutto questo? «La realizzazione di questa importante esposizione non è soltanto merito mio. Il promotore è stato mons. Pietro Nonis e il vescovo Cesare Nosiglia ha ereditato la prosecuzione di questo progetto costituendo il comitato di gestione del museo, composto da mons. Virginio Sanson, dal prof. Franco Barbieri, dal prof. Mario Bagnara, dalla dott. Francesca Farina, dalla dott. Silvia Donello e dall'architetto Massimo Cancan. La sinergia tra le istituzioni religiose e civili di Vicenza, con il prezioso contributo dell'architetto Giovanni Tortelli, ha reso possibile la raccolta e l'esposizione di pezzi eterogenei che rappresentano l'evoluzione della chiesa della nostra città. Molte opere sono state donate da privati, da altri musei e dalle parrocchie del territorio limitrofo e sono state collocate nelle quattro differenti sezioni della struttura, in base al periodo storico di appartenenza. Io non ho specifiche competenze artistiche e quando mi è stato affidato l'incarico di presidente da mons. Pietro Nonis, da musicologo mi sono improvvisato museologo». - Si sono presentate alcune problematiche nella gestione del museo? «Dopo averlo inaugurato un anno fa, pensavo che la maggior parte del lavoro era già stata compiuta. Mi sbagliavo. La gestione quotidiana di un museo infatti comporta un impegno e un impiego di energie notevole, poiché occorre un preciso coordinamento delle risorse a nostra disposizione. Da gennaio il gruppo "Amici dei monumenti" ci ha aiutato per la sorveglianza dell'edificio, ma mi auguro che avverrà presto una collaborazione con le altre istituzioni vicentine per riuscire a prolungare l'orario di apertura della struttura». - Quanti visitatori avete avuto in un anno? «Tra associazioni, gruppi parrocchiali e organizzazioni abbiamo accolto circa tremila visitatori da febbraio a dicembre 2005. Tenendo conto che il museo è ancora in fase di crescita, ci riteniamo soddisfatti dell'affluenza registrata e in occasione della beatificazione di Eurosia Fabris Barban abbiamo persino ricevuto la visita illustre del card. José Saraiva Martins, che si è dichiarato onorato di aver ammirato la nostra esposizione. Il cardinale, come già rilevato dal vescovo Cesare Nosiglia, ha sottolineato la funzione di catechesi del museo che, nel raccogliere e depositare i materiali del passato, ci rende consapevoli del ruolo essenziale svolto dalla chiesa nel corso del tempo». - L'anno scorso avete partecipato alla settimana della cultura. Lo rifarete a maggio? «Sì, ma non solo. Abbiamo in cantiere una serie di proposte che attireranno un vasto pubblico, tra cui i quattro appuntamenti di marzo che prevedono l'approfondimento del rapporto artefede con Mons. Virginio Sanson, dei settori archeologico e medievale del museo con Marisa Rigoni, Giovanna Valenzano e Franco Barbieri e di oggetti di oreficeria e paramenti sacri con Chiara Rigoni. Inoltre sono in programma altri incontri per indagare le origini di alcune opere del nostro tesoro, tra cui la vera storia della facciata della cattedrale e delle cinque statue raffiguranti i patroni della diocesi e l'identificazione del pittore della Madonna, posizionata al primo piano del Palazzo Vescovile. Stiamo lavorando per far nascere un sito Internet interamente dedicato al museo e intendiamo organizzare attività di rilevanza didattica, in modo tale che i ragazzi possano essere messi direttamente in contatto con i beni culturali che il nostro territorio ha prodotto e trasmesso. In tal senso occupa una posizione di rilievo anche la nostra biblioteca che, con oltre 200 volumi di argomento locale, potrà divenire uno straordinario centro di studio e di approfondimento. Un'altra iniziativa, collegata alla collezione etnografica donata da mons. Pietro Nonis, è il dialogo con le comunità di emigrati, provenienti da ogni parte del mondo, per ampliare l'orizzonte dei rapporti interculturali». - Sono previsti ampliamenti alla collezione attuale? «Maria Elisa Avagnina, direttrice del Museo civico di Vicenza, ci ha comunicato che durante i lavori di restauro del Palazzo Chiericati i pezzi più significativi della pinacoteca saranno esposti nel Palazzo Vescovile, probabilmente nel Salone dell'Episcopio, dove troveranno la collocazione adatta per essere apprezzati in tutta la loro bellezza». - Qual è, a suo avviso, il compito del museo diocesano? «All'entrata del museo è presente una scultura a forma di uovo che simboleggia la fecondità e la vita e che esprime lo scopo di questa importante istituzione: fortificare e sostenere la diocesi di Vicenza attraverso le preziose testimonianze raccolte, proiettando nel futuro la promessa evangelica».