Una parte degli incassi per il concerto a pagamento di Paul Mc Cartney sabato al Colosseo, come ha annunciato ieri il ministro Giuliano Urbani, saranno devoluti alla missione archeologica italiana che partirà presto per Baghdad per occuparsi del riordino del museo nazionale. «I nostri tecnici - spiega Urbani, che mercoledì riferirà alla Camera dell' impegno italiano in Iraq per quel che riguarda i beni culturali - partiranno appena la situazione permetterà loro di poter cominciare a collaborare con le autorità irachene in materia culturale, riprendendo quel dialogo fattivo aperto già prima della guerra, quando una nostra missione lavorava agli scavi di Ninive (oggi Masul) e un c'era un accordo per supportare il riordino e il raddoppio del Museo di Baghdad, che dopo quel che è accaduto è ovviamente ancora più necessario e urgente». II ministro ricorda che, «in un primo tempo, dopo il via libera del sovrintendente La Regina al concerto dell' ex Beatles al Colosseo, i fondi si era pensato di utilizzarli per il polo archeologico romano, ma successivamente, viste le dimensioni e l'importanza dei problemi sorti in Iraq, in particolare per quel che riguarda il suo prezioso museo, si è ritenuto giusto prendere la nuova decisione, coerente con il lungo impegno e collaborazione dell'Italia con l'Iraq». A informare Urbani sulla situazione è stato il direttore generale per l'archeologia del ministero, Giuseppe Proietti, appena ritornato da una vista di 7 giorni a Baghdad, dove ha ripreso contatto con il direttore del museo e funzionari del ministero della cultura, aiutandoli anche nell'instaurare rapporti con le nuove autorità Usa. Proietti ha fra l'altro riferito che probabilmente, dal punto di vista dei beni custoditi, la situazione del museo, cui comunque dopo il saccheggio manca tutto, a cominciare da sedie e scrivanie, è meno grave di quel che si pensasse dopo le prime notizie. Certo i danni sono indubbiamente gravi: i vandali hanno infierito sulle grandi opere non trasportabili e i ladri sono riusciti a trascinarsi via anche una statua di bronzo pesante almeno 300 chili, quella del re di Akkad Naram Sin. È stato anche distrutto il prezioso archivio fotografico del museo con la catalogazione di tutti i beni.