Ricordiamocelo: in Italia dal dopoguerra a oggi gli artisti hanno potuto contribuire a piazze o altri luoghi urbani di rado e quando l'hanno fatto il più delle volte hanno scodellato opere infarcite di retorica ottocentesca o sculture che biascicano, male, banalmente, il linguaggio della modernitàà. Le ragioni sono tante, eppure una legge del 1949, la numero 717, prevede che quando un'amministrazione esegue un'opera pubblica deve destinare almeno il 2 della spesa all'inserimento di opere d'arte. Una legge in gran parte trascurata. Roma prova a cambiare tono: la giunta comunale approverà una delibera dove fissa che almeno il 2 del costo di ogni opera pubblica prevista nel nuovo Piano regolatore, già in corso di progettazione o da progettare, ristrutturazioni incluse, deve andare a lavori d'arte da immettere nei progetti. Si parla di 10 milioni di euro. E non solo per abbellire palazzi: la delibera estende l'applicazione della legge a ogni tipo di intervento, soprattutto di riqualificazione urbana, e si parla quindi anche di infrastrutture, parchi, ponti, vie, e in periferie. E c'è un altro elemento da notare: l'artista interviene nel progetto nel suo farsi, insieme all'architetto, all'ingegnere, al progettista. In modo che l'architettura e l'arte parlino lingue che si accordano, non stridano. La delibera ha più genitori: l'assessore all'urbanistica Morassut, i ministeri dell'Istruzione e ricerca e quello delle infrastruture, l'Accademia delle belle arti, altre istituzioni. E il sindaco Veltroni: «Da ministro dei beni culturali cercai di introdurre questo meccanismo, poi, va beh... - ricorda - Vogliamo migliorare la qualità delle opere pubbliche; vogliamo creare una domanda e rafforzare l'offerta d'arte contemporanea che non sarà certo statalista (l'ente pubblico fa le regole, il privato le gestisce). Una piccola verità: a Roma l'economia va perché la città è viva, non siede sulla sua bellezza storica. In Italia dobbiamo liberarci dall'idea che il passato è bello, il presente buio e il futuro orrendo. Spero che l'iniziativa sia di esempio e che il Paese riscopra presto la voglia di futuro». Più commissioni a rotazione sceglieranno gli artisti per garantire chiarezza (questione difficile, una petizione d'artisti chiede massima trasparenza). Per lavori tra i 250 e i 500 mila euro chiameranno studenti delle accademie di belle arti e dell'Istituto superiore per le industrie artistiche.
DELIBERE La norma estesa alla riqualificazione urbana e alle periferie. A Roma rinasce la legge del 2 : arte in ogni nuova opera pubblica
La giunta comunale di Roma ha approvato una delibera che prevede che almeno il 2 del costo di ogni opera pubblica prevista nel nuovo Piano regolatore deve andare a lavori d'arte. La legge del 1949 prevede che l'amministrazione pubblica destinino almeno il 2 della spesa all'inserimento di opere d'arte. La delibera estende l'applicazione della legge a ogni tipo di intervento, soprattutto di riqualificazione urbana, e si parla quindi anche di infrastrutture, parchi, ponti, vie, e in periferie. L'artista interverrà nel progetto insieme all'architetto, all'ingegnere, al progettista.
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