Il curatore dell' allestimento: la verità è che quest'artista è vissuto come un' ossessione VITTORIO Sgarbi, il Caravaggio è tornato a Roma da Milano danneggiato. Come la mettiamo? «È una clamorosa bufala. Il dipinto è tornato come era partito». Eppure il ministero dice che il danno si è verificato durante la mostra milanese. E lei sa bene che le opere sono sottoposte ad accertamenti quando partono per prestiti e quando ritornano. «Ma stiamo parlando di una crepina che si è creata in una parte dello stucco, è quasi invisibile. Di separazione tra lo stucco e la tela. Irrilevante. Neppure un millimetro del pigmento del quadro è stato danneggiato». E allora che cosa è successo? «Siamo di fronte a un eccesso di zelo. La carta di riso è stata messa per evitare il pericolo di una caduta del pigmento. Il problema è che intorno a Caravaggio c'è una specie di ossessione, come un genitore che ha paura che la figlia perda la verginità. Qualunque cosa su Caravaggio diventa un trauma». Qui, comunque, una piccola parte del dipinto si è sollevata. Non è un danno? «Molto spesso in casi come questo si tratta di una ripintura precedente, di un movimento del restauro. Una diversa reazione, nel tempo, dello stucco che è rigido, rispetto alla tela che è elastica». La lesione a che cosa può essere dovuta? «Può essere dovuta anche a una causa naturale». Ma non c'era troppa folla intorno ai quadri esposti, nelle sale di una mostra vista da 300 mila persone in poco più di 100 giorni? «Ma no, lo spazio c'era. Non può essere successo nulla, lo escludo».