È la pratica numero 799, quella del furto del quadro della Natività di Caravaggio. Giace ancora lì. Sopra, nel frattempo, se ne sono aggiunte diverse migliaia. Rubata dall'oratorio di San Lorenzo il 17 ottobre 1969, mai più ritrovata, della grande tela hanno parlato molte volte in questi anni pentiti di mafia, soprintendenti, picciotti e storici dell'arte. Ed è a questo furto d'arte mai dimenticato che è dedicato l'approfondimento realizzato dalla redazione di Primo Piano del Tg3 curato da Onofrio Dispenza in onda domani alle 23,20, dal titolo "II Caravaggio fugato", di Fernando Ferrigno e Chiara Vullo, realizzato in collaborazione con la sede siciliana della Rai, regia di Giuseppe Gigliorosso e montaggio di Enzo Petracca. Un'inchiesta in forma di fic-tion che attraverso il racconto dell'ispettore interpretato da Paride Benassai e con Sergio Vespertino nei panni di un giornalista, ricostruisce quarant'anni di certezze, dubbi, deposizioni di pentiti, falsi allarmi e speranze mai sopite di recuperare il prezio -so dipinto che l'artista realizzò appositamente per Palermo. Manello specialevisto in anteprima c'è una rivelazione: qualcuno, dopo il furto, la tela della Natività l'ha vista. Uno studioso di Caravaggio, il professore Maurizio Marini, che ha pubblicato il primo catalogo filologico dell'opera del pittore. Un occhio di cui indubbiamente potersi fidare. «Nel 1971 sono stato contattato da persone che non conoscevo racconta Marini che mi hanno detto: vieni a Palermo, il quadro è tornato». E forse è proprio qui che il dipinto va cercato ancora, suggerisce neanche troppo tra le righe Primo Piano. Il racconto dello storico dell'arte è un giallo a tutti gli effetti: all'aeroporto di Palermo ad attenderlo c'è una Mercedes nera, dentro gli "uomini d'onore" che bendano lo studioso e gli puntano una pistola alla schiena. Marini dice: «Non sapevo, e non so chi fossero. Mi hanno detto: «Sei uno studioso, un poveraccio, però te lo facciamo vedere, così non rompi la m...». Marini, infatti, insieme ad altri critici, si era adoperato nel tentativo di recuperare la tela, e non volendosi arrendere all'idea di perdere il dipinto, era anche disponibile all'ipotesi del paga mento del riscatto. Quando gli viene tolta la benda, lo studioso si trova dentro un granaio: appesa in alto, la tela del Caravaggio, appena rovinata nella parte inferiore. Nella puntata si ricostruiscono altri momenti salienti della storia della Natività trafugata: trasportata a bordo di una moto Ape da due ladruncoli, poi passata nelle mani della mafia due giorni dopo il furto. Da via Archimededove abitava uno dei due ladria Ponte Ammiraglio, quartier generale di Pietro Vernengo, boss in grande ascesa. E da qui nelle mani di Rosario Riccobono e poi di Mister G., ovvero Gerlando Alberti, che aveva fatto fortuna raffinando droga. Mister G. tenta di venderlo in Svizzera, non ci riesce, lo sotterra insieme a due milioni di dollari e una quantità di eroina. Del dipinto parla anche Raffaello Causa, soprintendente di Napoli, che nell'intervista dice: «Qualcuno mi ha detto che il dipinto è a Palermo, e se volevo vederlo. Una traccia del tutto ignorata».