Convegno a Milano per salvare tutta la musica. Simile all'ultimo canto di un cigno prima di morire, il mondo della musica classica e contemporanea ha lanciato il suo grido d'allarme al mondo politico: «L'offerta musicale non si esaurisce nella lirica, ma si articola in centinaia di soggetti, impegnati nella diffusione della musica contemporanea che ora vivono nel panico e rischiano di scomparire». La politica deve cambiare rotta prima che i devastanti tagli al Fus decisi dal governo Berlusconi «condannino alla definitiva estinzione» questo eccezionale mondo artistico. All'appello ha risposto il centrosinistra: «Riporteremo il Fus alla cifra del 2001», mentre il ministro Buttiglione arrancava: «Ho fatto di tutto (ma inutilmente, ndr) per eliminare i tagli». La drammaticità della situazione sta tutta nel titolo del convegno nazionale organizzato ieri a Milano da decine di enti, istituzioni, organizzazioni ed orchestre sinfoniche per un confronto diretto con responsabili politici nazionali: «II futuro senza musica». È questa la triste prospettiva a cui la politica del centrodestra ha destinato gli enti di promozione musicale: «Alcune nostre istituzioni - spiegano tra gli altri Cidim, Cemat e Aiam - persino quelle che hanno superato le due guerre mondiali, temono di non poter più svolgere fin dal prossimo giugno la loro funzione culturale, artistica e di divulgazione intesa come servizio pubblico. Le società di concerti e festival che in questi ultimi due anni hanno cessato di esistere ammontano già a molte decine». La contabilità della crisi è presto fatta: il Fus per il 2006 è stato decapitato del 30 (mentre autorevoli consulenti economici di Palazzo Chigi come Brunetta vorrebbero abolirlo del tutto), mentre per il 2007 e 2008 sono previsti altri 294 milioni di euro in meno, pari ad una diminuzione del 22 rispetto allo scorso anno. C'è allora da domandarsi «perché continuare a finanziare la formazione nei conservatori statali e negli istituti parificati, che solo nel 2004 hanno diplomato circa 3.400 alunni, se questi difficilmente troveranno lavoro in strutture musicali». Follie di questo governo che - tanto per fare un esempio - ha destinato 3 milioni di euro all'orchestra Toscanini di Parma, complesso che si riunisce occasionalmente, mentre ha negato un solo centesimo all'orchestra Verdi di Milano, istituzione stabile che conta 200mila spettatori all'anno e che è formata da cento giovani musicisti che ora rischiano la disoccupazione. Per questo il settore chiede «trasparenza nella gestione, strategie di sviluppo, riforme legislative e ripristino del Fus ai livelli del 2001 ». In tal senso si è impegnata formalmente l'Unione: «Fin dalla prossima legge finanziaria - ha sottolineato il segretario Ds Piero Fassino, intervenendo al convegno - si dovrà riportare il fondo unico per lo spettacolo agli stanziamenti del 2001. I tagli del governo Berlusconi non sono figli di una scelta contabile, ma di un approccio culturale sbagliato: quello di considerare la produzione artistica e culturale una faccenda ancillare, da finanziare in tempi di vacche grasse e da sacrificare in tempi di vacche magre. La dimensione estetica dell'Italia è, invece, un punto di forza del Paese, essenziale per la sua identità e per il suo sviluppo economico». Sugli stessi toni anche il leader della Margherita, Francesco Rutelli: «Dal 2001 al 2006 il finanziamento pubblico allo spettacolo è passato dallo 0,52 allo 0,31 del bilancio pubblico. Senza risorse anche i valori muoiono, il centrosinistra si è impegnato coralmente per il loro ripristino».