Buttiglione, Fassino, Rutelli e Bondi al convegno sul Fus organizzato dalle istituzioni concertistiche. La ricetta per risolvere la crisi degli spettacoli dal vivo MILANO II Fondo Unico per lo Spettacolo va riportato ai livelli del 2001, quando ammontava a 516 milioni di euro, contro i 375 che il governo destina oggi alla musica. È la richiesta partita ieri in un convegno organizzato a Milano dalle istituzioni concertistiche aderenti all'Agis, che ancor più delle fondazioni liriche rischiano la chiusura a causa della drastica riduzione del Fus per il 2006. «Complessivamente le associazioni musicali riceveranno 12 milioni in meno» ha spiegato il direttore generale dell'Orchestra Verdi di Milano, fondazione che conta 200 mila spettatori l'anno e produce 240 concerti a stagione. «Si tratta di 526 realtà tra teatri di tradizione, istituzioni concertistiche, rassegne, festival, che potranno contare su una media di 33 mila euro ciascuna per le proprie iniziative. Non sono certo cifre che mettono in discussione il bilancio dello Stato». Alla presenza di numerosi politici dei due schieramenti (tra gli altri il ministro ai Beni Culturali Rocco Bottiglione, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Sandro Bondi), gli operatori della musica hanno inoltre chiesto che i criteri di ripartizione delle risorse siano più trasparenti e tengano conto di un'analisi rigorosa dei programmi e dei risultati ottenuti. E da più parti è giunta una critica alla distribuzione dei fondi operata dall'Arcus, società per azioni che dipende dai ministri ai Beni Culturali (Buttiglione) e alle Infrastrutture e Trasporti (Lunardi). Perché, in tempi di ristrettezze economiche, Parma ha ricevuto oltre 6 milioni di euro? «È scandaloso destinare una quota così alta a una sola città» ha detto Fassino. «Se il sindaco non fosse stato di centrodestra quei fondi non li avrebbe avuti Parma». «In tutta Italia ci sono associazioni che operano seriamente» ha affermato Rutelli. «O forse dovremo tutti trasferirci a Parma?» Il ministro Buttiglione, intervenuto dopo il contestatissimo Sandro Bondi, ha proposto la sua soluzione per liberare più risorse per la musica. «Dovremmo imitare la Francia, che a suo tempo ha copiato un modello introdotto in Italia da Andreotti negli anni '50» ha spiegato. «Si tratta della "tassa di scopo": bisogna cioè far pagare una quota ogni volta che un film passa in tv, su Internet o altrove. In questo modo il cinema si autofinanzierebbe e 100 milioni di euro in più sarebbero a disposizione dello spettacolo dal vivo». Una "ricetta" difficilmente realizzabile, che invece l'Agis, appoggiata dalle organizzazioni sindacali, propone di applicare a tutti gli spot e inserzioni pubblicitarie, come è emerso ieri nella manifestazione dei lavoratori dello spettacolo che si è tenuta al Teatro Regio di Torino. La soluzione ai problemi? Una legge-quadro che riorganizzi il settore e che alcuni esponenti del centrosinistra si sono impegnati a realizzare entro il primo anno di governo dopo le elezioni politiche di aprile.