Accordo con il Metropolitan: torna in Italia il Vaso di Eufronio. Il direttore del Metropolitan firmerà oggi l'accordo. Ma in cambio di una serie di "vantaggi" Il mitico Vaso di Eufronio, tanto grande da contenere 45 litri di liquido, scavato di frodo a Cerveteri nel 1971, tornerà in Italia a gennaio 2008; ma ancora prima, avverrà la consegna di altri quattro importantissimi vasi; e farà ritorno nella Penisola anche l'eccezionale corredo di 15 argenti ellenistici, scavati di nascosto a Morgantina; tra lo Stato italiano e il più importante museo al mondo, il Metropolitan di New York, dopo quattro ore di "sessione" delle delegazioni tecniche, è stato trovato un accordo, che il direttore del museo Philippe de Montebello firmerà, oggi pomeriggio, davanti al ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione. Il "Met" riconosce la proprietà italiana degli importantissimi reperti, e in cambio sigla un vantaggioso accordo culturale col nostro Paese, senza nemmeno correre il rischio di trovarsi iscritto in una scomoda "lista nera" di chi, per accrescere le proprie collezioni, fa ricorso al mercato clandestino, e illegale, di reperti archeologici. Il Metropolitan riceverà prestiti a rotazione (come si vede, per qualche tempo, anche di questi stessi oggetti contesi); sarà associato in campagne di scavo in Italia, e così potrà studiare, restaurare e esporre i reperti ritrovati; sarà in grado d'organizzare, con "pezzi" italiani, mostre, sempre d'archeologia, che finalmente espongano dei "contesti", il che finora gli era praticamente impossibile: solo oggetti magari bellissimi, ma pur sempre isolati tra loro. Le due delegazioni si sono incontrate ieri alle 15: con il direttore del "Met", due funzionari e un rappresentante nel nostro Paese, l'avvocato Paola Severino; per parte italiana, dirigenti ministeriali, l'avvocato dello Stato che segue la vicenda, il generale Ugo Zottin, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio artistico, Giuseppe Proietti, l'archeologo a capo del dipartimento incaricato anche di recuperare le antichità illegalmente sottratte al nostro patrimonio storico-artistico. Hanno discusso fino a sera, ma la strada per raccordo era ormai spianata: con grande realismo, Philippe de Montebello aveva preso atto del gran numero di prove che, un mese fa, gli stessi rappresentanti italiani gli avevano sciorinato, frutto di accurate e minuziose indagini, sulla provenienza italiana e illegale dei reperti. Di un'anfora a figure rosse, attribuita al Pittore di Berlino, nell'archivio ginevrino sequestrato a Giacomo Medici erano state trovate perfino 34 fotografie, che la ritraevano poco dopo lo scavo clandestino, e prima di ogni restauro: forse faceva parte (lo indicherebbero le stesse immagini) di un più nutrito corredo, con altre due anfore e probabilmente anche i 15 argenti; altre tre foto eternavano un'anfora attica, anch'essa a figure rosse, alta ben 33 centimetri. E del Vaso di Eufronio, ormai, si sa pressoché tutto: ritrae Sarpedonte che muore, Hypnos e Thanatos gli sono accanto; è stato scavato a Cerveteri prima del 1971, forse da tali Temperi, Prosciutti e Montaspro; il mercante Robert Hecht, che fino al 1974 è vissuto nella Capitale italiana ed attualmente è sotto processo a Roma insieme a Marion True, per decenni curator del Getty, ha scritto, in un suo memoriale poi disconosciuto, d'averlo avuto proprio da Medici; e comunque, lo vende al "Met" per un milione di dollari. Altri due frammenti di quello stesso vaso, che forse componeva una parure di sepoltura con una analoga kylix, vengono recuperati dai carabinieri nel '73, dopo una telefonata anonima. La legge italiana, come si sa, dal 1909 statuisce che ogni reperto sottoterra appartiene allo Stato; ogni scavo ad opera di privati è quindi clandestino, come illegittima è l'esportazione, poi avvenuta, di questi oggetti. Tra le carte del processo in corso, qualcuno testimonia che, in quegli anni, «dall'Italia partivano Tir interi carichi di opere d'arte»; prima destinazione, di solito, la Svizzera; poi, le collezioni private, ma spesso anche i musei, un po' in tutto il mondo. Magari, anche dopo il passaggio dalle case d'asta, o da qualche collezione privata più o meno di comodo. La restituzione decisa dal Metropolitan, messa in relazione anche con la rilevante pressione dei media e dell'opinione pubblica americana, è probabilmente un preludio anche per un non difforme accordo con il Getty Museum californiano, che di oggetti provenienti dal nostro Paese ne ha ancora di più: anche il bronzo di atleta di Lisippo, anche la marmorea Venere di Morgantina. Oggi, alle 15, de Montebello siglerà l'accordo, con i due capi di dipartimento italiani (Proietti e Francesco Sicilia) che ne sono coinvolti ed hanno il potere di firma. Si intende, davanti agli occhi del Ministro Buttiglione.