MILANO Segnali di ripresa per l'industria italiana delle vacanze. Il 2005 si chiude con un andamento migliore del 2004: gli operatori delle principali località turistiche, secondo una ricerca di Isnart-Unioncamere, hanno dichiarato infatti percentuali di occupazione più elevate rispetto all'anno scorso, in particolare tra gennaio e Pasqua e tra maggio e settembre. A mettere a rischio le potenzialità del Paese, che negli ultimi anni ha perso continuamente posizioni fra le mete preferite dai turisti nel mondo, sono però i prezzi, da alcuni osservatori considerati troppo alti. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale del turismo (Omt), nel 2005 i movimenti a livello mondiale sono cresciuti del 5,5 e del 4 in Europa, mentre in Italia gli arrivi dall'estero sono rimasti praticamente invariati (-0,3 rispetto all'anno precedente). «Il turismo è prodotto intrinsecamente locale, ma venduto su mercato per definizione globale e i dati parlano chiaro - ha sostenuto Paolo Costa, presidente della commissione Trasporti e turismo del Parlamento europeo -. Nel 2005 il mercato turistico italiano si è polarizzato: bene solo destinazioni costose (città d'arte e nautica da diporto) o a basso prezzo (campeggi)». La stasi del 2005 rilevata dall'Omt (ma secondo altri dati, come quelli dell'Ufficio italiano cambi, nel 2005 l'arrivo dei turisti stranieri nel Belpaese è invece tornato crescere del 3,2) segna in ogni caso uno stop alla costante flessione dei movimenti in entrata verso la Penisola registrata negli ultimi anni. Sono 5,5 i milioni infatti (dati del Touring club Italiano) gli stranieri che dal 2001 al 2004 non hanno più scelto l'Italia come meta turistica. A livello mondiale è invece il Medio oriente a mostrare la crescita migliore (45,7 nel 2005), mentre l'America perde il 2 soprattutto per la paura di attentati. Terrorismo e disastri naturali come tsunami e uragani non hanno frenato comunque la voglia di viaggiare. La ripresa del turismo mondiale, cominciata nel 2004, è proseguita anche l'anno scorso e nel periodo 2002-2005 i movimenti sono stati 100 milioni in più (808 milioni complessivamente l'anno scorso). Di vacanze si discute in questi giorni a Milano alla Bit-Borsa italiana del turismo, dove sono presenti oltre 5mila operatori del settore. Gli italiani nel 2006, rileva una ricerca di Trademark Italia, spenderanno in media per il viaggio principale 590 euro a testa (con un aumento del 6,9 rispetto al 2005), per un investimento totale di 18,2 miliardi. Il Lazio intanto, sempre secondo i dati di Trademark, si conferma nel 2005 la prima regione italiana per il turismo artistico e culturale. A Roma, l'unica città italiana dove sono aumentati i turisti tedeschi, gli arrivi estivi sono cresciuti del 10 e i visitatori dei musei civici del 18. Nel frattempo si torna a parlare di ticket per le città d'arte. «Non mi scandalizza il progetto di mettere un ticket per coloro che visitano le città d'arte come Venezia», ha detto il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione. «Abbiamo bisogno di risorse per la cultura e non c'è nulla di scandaloso nel chiedere che si paghi per accedere a un museo, perché ci sono settori di città, come a Venezia, che sono realmente musei a cielo aperto». «Il ticket - ha aggiunto il ministro - potrebbe essere adottato anche per i Fori Imperiali di Roma: perché con i soldi del biglietto - spiega - si riuscirebbe a curarli un po' meglio. I reperti sono tantissimi e bellissimi ma nessun turista capisce niente, perché mancano le condizioni di fruibilità, mancano i cartelli».
Turismo, l'Italia piace ma costa troppo Buttiglione: Ticket per le città-museo
Il 2005 si chiude con un andamento migliore del 2004 per l'industria italiana delle vacanze, con percentuali di occupazione più elevate tra gennaio e Pasqua e tra maggio e settembre. Tuttavia, i prezzi sono considerati troppo alti da alcuni osservatori. I movimenti a livello mondiale sono cresciuti del 5,5%, mentre in Europa sono aumentati del 4%. In Italia, gli arrivi dall'estero sono rimasti praticamente invariati (-0,3 rispetto all'anno precedente). Il turismo è prodotto intrinsecamente locale, ma venduto su mercato globale. Il mercato turistico italiano si è polarizzato, con bene solo destinazioni costose o a basso prezzo.
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