POLEMICHE Oggi i lavoratori a Torino. Convegno a Milano dove aspettano Fassino. Aldo Bennici, direttore dell'Orchestra Toscana: «Rivedere tutto e accertare come si spendono i soldi» Quelli che fanno musica «classica», l'etichetta è impropria ma ci si capisce, ora hanno parecchia rabbia dentro e paura. Perché i tagli al Fondo unico dello spettacolo minano alle radici l'esistenza stessa di questo tipo di musica, le fondazioni lirico-sinfoniche tolgono o rinviano spettacoli (succede a Firenze, Bologna, Torino, Napoli, Venezia...); ma le spese di produzione pesano per il 20-25 sui costi, ci sono migliaia di posti di lavoro in pericolo? Ogni singolo teatro non vuole essere penalizzato, l'Opera di Roma dice che è la più colpita dallo Stato con la Scala, mentre la distribuzione dei soldi anche su istituzioni concertistiche regionali può essere bislacca quando non palesemente iniqua (tagli ovunque mentre su Parma - città del ministro Lunardi - piovono milioni di euro su due sole istituzioni). Così oggi a Torino confluiscono i lavoratori dello spettacolo, con manifestazione musicale davanti al Regio in mattinata e poi un attivo al quale hanno aderito Vittoria Franco dei Ds, Titti De Sirnone di Rifondazione, Gabriella Pistone del Pdci e Colasio della Margherita. All'Audito-rium in Corso San Gottardo di Milano invece, dalle 14.30, al convegno «II futuro senza musica» organizzato da istituzioni varie e Agis aspettano Fassino per i Ds, RutelH per la Margherita, il ministro per i Beni culturali Buttìglione, il presidente della Rai Petruccioli, anche Sandro Bondi di Forza Italia. Tra i promotori milanesi c'è l'Orchestra Verdi di Milano, per la quale nel 2006 il taglio statale scende da 350 mila a 250 mila euro mentre all'anno fa 200 concerti di ottimo livello richiamando oltre 200 mila spettatori. Sui problemi nel calderone, anche interni al mondo musicale, fa il punto Aldo Bennici, direttore artistico dell'Orchestra regionale della Toscana, palermitano, violista, 68 anni, docente alla Chigiana di Siena. La situazione è seria. Come rimediare? Intanto trovo insensata la divisione tra fondazioni lirico-sinfoniche e istituzioni che fanno altra musica, da camera, concertistica, sono centinaia di associazioni, di corsi, orchestre regionali. Ed è assolutamente folle far ricadere tutte le responsabilità su chi ci lavora. E anche se qualche responsabilità c'è, devo purtroppo dire che molti musicisti non hanno la consapevolezza di quel che sta accadendo, sono artisti e vivono un po' nel loro mondo, mi domando dov'erano i sovrintendenti e i consigli d'amministrazione prima? Non vedevano quello che stava per capitare? D'altronde rientrare nei budget togliendo spettacoli è pericoloso, lo sanno per primi i sovrintendenti, trasformerebbero i teatri in case per stipendi senza far nulla. I cachet alti non sono un problema? E allora perché un dentista deve guadagnare più di un grande direttore d'orchestra che, oltre tutto, è un emblema della civiltà italiana nel mondo? Curioso ci si scandalizzi solo dei musicisti. Inoltre chi non ha conti all'estero paga le tasse, tutte. Qualcuno allora mi spiega questa ondata di moralismo riversata tutta sulla musica? Come mai non colpisce settori come lo sport o la tv dove guadagnano infintamente di più? Non crede che i criteri di assegnazione dei soldi vadano rivisti? Serve un riordino delle varie istituzioni, compresi gli enti lirici. Va premiata la qualità e il rapporto con il pubblico. Le questioni non si risolvono affatto chiudendo teatri. Ma quei criteri vanno rivisti da persone competenti, non da chi, al ministero, ha avuto l'idea geniale di stabilire per i cachet una classifica di artisti di categorie A, B, C e D. Chi decide la categoria di un artista? Se un cantante chiede mezzo milione di euro e tutti gli dicono no stiamo sicuri che ci ripenserà, ma sono i sovrintendenti a dover decidere, non un ministero. E non occorre anche verificare come vengono spesi i soldi dati? Certo. Il ministero avrebbe i mezzi di controllo, potrebbe verificare - senza preavviso - se ci sono orchestre che non vanno, se non sono brave, se hanno davvero pubblico o questo esiste solo sulla carta. Va premiata la qualità. E ricordiamo che la musica è un fatto culturale essenziale, vai in Giappone o in Sudamerica e ti chiedono della musica. Ma credo che non interessi a qualcuno che pensa di aver fatto più di Napoleone e sì paragona a Gesù. Se le elezioni vanno nel verso giusto possiamo sperare, altrimenti dovremo cambiare tutti mestiere.
Bennici: Tagli alla musica? Da chi si paragona a Napoleone c'è poco da sperare
I lavoratori dello spettacolo a Torino si sono riuniti per manifestare contro i tagli al Fondo unico dello spettacolo. Il ministro Fassino è stato invitato a un convegno a Milano, dove si discuterà del futuro della musica classica. L'Orchestra Toscana ha espresso preoccupazioni sulle spese di produzione e sulle conseguenze dei tagli per i posti di lavoro. Il direttore artistico dell'Orchestra Toscana, Aldo Bennici, ha criticato la divisione tra fondazioni lirico-sinfoniche e istituzioni che fanno altra musica, e ha chiesto di rivedere i criteri di assegnazione dei soldi.
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