Torna l'antico splendore della Madonna VIBO VALENTIA - U patrimonio storico, artistico e religioso della provincia di Vibo Valentia si arricchisce di una nuova importante opera scultorea: la Madonna con il Bambino. La scultura lignea del XVI secolo, è stata riportata all'antico splendore dopo un lungo e paziente trattamento nel qualificato laboratorio di restauro della Soprintendenza per il Patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico della Calabria. La scultura, ad altezza naturale, nei suoi particolari è sorprendente quanto a raffinatezza del panneggio che riflette le cadenze dello stile proprio del Gagini. La statua, di scuola napoletana, è inventariata quale bene patrimoniale dello Stato. Il dirigente scolastico del Convitto "Filangieri", Francesco Loriggio, custode dell'importante opera d'arte, ha detto che sarà ricollocata nell'antica cappella della chiesa di Santa Maria degli Angeli, che rappresenta uno dei luoghi sacri più rappresentativi della religiosità popolare vibonese. Il suo rientro a Vibo Valentia è stato curato e studiato nei minimi particolari dagli esperti della Soprintendenza regionale. Data la preziosità dell'opera, il trasferimento dal laboratorio di restauro di Cosenza a Vibo Valentia è avvenuto sotto l'occhio vigile di alcune pattuglie della Guardia di finanza, che l'hanno scortata lungo tutto il suo tragitto. La Madonna con il Bambino, di autore ignoto, prima del suo trasferimento nel laboratorio della Soprintendenza, avvenuto circa trenta anni fa, era gelosamente custodita nella chiesa di Santa Maria degli Angeli dove si trova il famoso Crocifisso degli Angeli, che nell'immaginario collettivo vibonese è particolarmente "miraculusu". Quest'ultimo, infatti, nel periodo Quaresimale è meta di uno straordinario pellegrinaggio di fedeli. La scultura, di notevole peso, è alta 190 centimetri. Interamente realizzata dalia mo-dellazione di un tronco di pioppo, rappresenta un esempio di scuola napoletana. H Tarallo ne parla come lavoro di sconosciuto scultore calabrese, mentre Teodoro Fittipaldi tende a considerarla o-peradi Michelangelo Naccherino, attivo a Napoli, fino al 1632, anno della sua morte. La scultura lignea raffigurante la Madonna con il Bambino, scrisse Nava Celimi, «coglie quella cultura classicheggiante che serpeggiava negli ambienti controformati del manierismo». Per l'importanza artistica dell'opera non è stato facile riaverla indietro. Infatti ci sono voluti mesi e mesi di trattative con la Soprintendenza di Cosenza. Addirittura per ridarle il suo splendore originario si sono mossi maestri eccelsi del ritocco. Per il fissaggio delle scaglie pericolanti, pulitura, consolidamento, disinfestazione, staccatura, integrazione pittorica e verniciatura finale ci sono voluti anni e anni di paziente lavoro. Al momento del suo trasferimento per il restauro la statua presentava molteplici cadute di colore e il distacco della mano destra dal polso perché invaso da un'eccessiva perdita di coesione e da un distaccamento del supporto. Questi danni, erano stati causati nel tempo da sbalzi climatici e dalla smisurata verniciatura. Con il rientro di questa importante scultura lignea, raffigurante la Madre Celeste, la Chiesa vibonese trova il suo naturale attracco in un momento in cui i valori della fede cristiana sembrano smarriti nel più selvaggio edonismo e materialismo.