TORINO - Mancava un vero saloon con i bicchieri rotti e le sedie rovesciate, la polvere dì Mezzogiorno di fuoco e i Cavalieri dalla lunghe ombre. Mancavano il passo di velluto di Fred Astaire e le gambe di Cyd Charisse, le visioni di Metropolis e le premonizioni di 2001: Odissea nello spazio. Western, musical, fantascienza. Hanno rimediato: tre cappelle tutte nuove dove raccogliersi in preghiera, prendere appunti, sognare. Mancava una stanza a luci rosse e adesso c'è anche quella, chiusa da una tenda, con dentro le stereoscopie erotiche che fino a metà Novecento alimentavano un fiorente mercato illegale e oggi non impressionano nemmeno i bambini. E il Kaiserpanorama, quel grosso mobile cilindrico che consente "il giro del mondo meno costoso e più comodo". E le cose che non immagini, come il legame gemellare fra cinema e radiografia. Nascevano insieme il 28 dicembre 1895: prima proiezione dei Lumiere, rivoluzionario brevetto dei raggi X. Avevano detto che pur chiamandosi museo era qualcos'altro. Che non sarebbe stato fermo. E' andata così. Fuori, la Mole continua a essere una solida bizzarria piantata fra le case, con i numeri rossi di Fìbonacci che di notte si arrampicano sulla sua schiena. Dentro invece il Museo Nazionale del Cinema è cambiato. Più ricco, tecnologi-co, accogliente. Con i computer che permettono dì infilarsi virtualmente nella fabbrica dei sogni e di programmare una rotta dì viaggio su misura. I touch screen che danno spiegazioni lungo il cammino. Persìno una lezione di tecnica cinematografica in cinque tappe curala da Davide Ferrano, innamorato della Mole al punto da girarci dentro un film (Dopo mezzanotte) per capire finalmente le astuzie, la fatica e la magia che stanno dietro a un cìak. Il restyling di forma e contenuto trasversale rende euforico Francois Confino, il progettista che cinque anni fa ha trasformato il sìmbolo di Torino, regalato meraviglia a 2 milioni di visitatori, insistito perché l'entusiasmo non si fossilizzasse. Il puma a divertirsi è lui. Quando sì ferma davanti alla restaurata cappella del cinema di animazione e ne elenca ì tesori (la gab-bia di Tini, la smorfia di gatto Silvestro) o quando sì presta a una delle illusioni care a George Méliès: scenografia in movimento e soggetto immobile, per dare la vertigine del precipitare. LE OLIMPIADI erano un'occasione imperdibile per presentare ai mondo anche «Immagini del silenzio. L'avventurosa stona del cinema muto torinese»: una mostra fotografica programmata fino al 26 marzo e divisa in due percorsi. Il primo svela l'attività dei set nella preistoria della cinematografia italiana, l'altro percorso è invece una selezione di foto di scena realizzale per essere pubblicate su materiali pubblicitari o distribuite sotto forma di cartolina postale. Ci sono frammenti delle comiche dì Cretinetti, schegge di film storici come Gli Ultimi giorni dì Pompeii, La caduta di Troia e naturalmente Cabìria, coriandoli di drammi sentimentali tipo Rose Vermiglie.
Torino. Quella stanza a luci rosse. La tecnologia rinnova il Museo del cinema di Torino
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino è stato trasformato con nuove cappelle, una stanza a luci rosse e il Kaiserpanorama. Il museo è diventato più ricco e tecnologico, con computer e touch screen che permettono di esplorare la storia del cinema. Il progettista Francois Confino ha trasformato il simbolo di Torino, che è stato visitato da 2 milioni di persone. Il museo ospita una mostra fotografica sull'avventura del cinema muto torinese, con due percorsi: uno che svela l'attività dei set nella preistoria della cinematografia italiana e l'altro che presenta foto di scena realizzate per essere pubblicate su materiali pubblicitari o distribuite come cartoline postali. La mostra è programmata fino al 26 marzo.
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