Il delegato pontificio alla Basilica rivolge un appello alla città, a rischio anche 1'«Ultima cena» di Annigoni, il disagio quotidiano dei frati Urgente il restauro del tetto crollato, il Governo finanzia metà della spesa Monsignor Gioia: «Ci affidiamo al cuore di Padova: la città di Giotto, dell'università e del genio di Galileo I privati ci aiutino» II ministro Buttiglione: La chiesa è costituita da pietre e da uomini qui il francescanesimo si avverte nell'aria Sono legato al Padova II soffitto del refettorio della basilica del Santo è crollato sei mesi fa sotto gli occhi dei frati, mettendo a rischio il dipinto dell'Ultima Cena di Annigoni. «Ero appena stato nominato rettore, non so se considerarlo un messaggio», dichiara padre Enzo Poiana mentre apre la porta della sala alla visita del ministro Rocco Buttiglione. Il filosofo cattolico, che da Roma ha portato l'assegno di 1 milione di euro per avviare il restauro, allarga le braccia desolato mentre osserva le due immense fessure: il dipinto di Annigoni è sulla parete nord, i tavoli avvolti da lenzuola, il pavimento coperto da teloni per l'umidità. Da sei mesi i 60 frati consumano i pasti in una sala attigua molto piccola. Per salvare i tesori della basilica servono soldi, tanti soldi che l'Arca del Santo non ha. E gli ultimi stanziamenti del governo risalgono al Giubileo del 2000. «La Basilica del Santo», dichiara il ministro Buttiglione accompagnato dall'eurodeputato Iles Braghetto, «è un punto fondamentale di passaggio nel movimento francescano a Padova e io nutro una genuina solidarietà e un senso di appartenenza a questa città. Si narra che un uomo convinse san Francesco che i libri e l'educazione accademica erano utili, anzi indispensabili, e quell'uomo era Sant'Antonio. La chiesa è costituita da pietre e uomini. Di recente c'è stato un importante impegno di risorse per il restauro della cattedrale. Oggi siamo chiamati ad intervenire sul refettorio, affinché la casa di Dio e degli uomini possa essere sempre più accogliente. Il rifacimento del tetto comporterà un miglioramento delle condizioni di vita dei frati, oltre che la sistemazione di un bene culturale». I frati assolvono a un ruolo sociale, ascoltando le persone e i loro problemi, esattamente come lo psicologo e il sociologo, ha rilevato il delegato pontificio monsignor Francesco Gioia. Per questo vanno sostenuti. Ma per il rifacimento del tetto servono due milioni e mezzo di euro. E quindi non resta che lanciare un appello. A chi? Alle istituzioni. Al governo, alla regione, al comune, ai privati e alle banche. «Padova», dichiara monsignor Gioia, «è la città di Giotto e della Cappella degli Scrovegni. E' la città dell'Università e delle scoperte scientifiche di Galileo. Ma soprattutto nell'immaginario collettivo è la città del Santo. Grazie a Dio Padova è un centro opulento, perché la basilica ha bisogno anche di finanziamenti privati. Come insegna la filosofia, esistono qualità trascendenti che superano ogni altra cosa, e queste sono la bellezza, la verità e la bontà. Non tutto ciò che conta si può contare, e non tutto quello che si può contare conta davvero. I soldi e le cose materiali si possono contare, mentre la bellezza di un'opera d'arte e la sua salvaguardia contano realmente». E per sollecitare il mecenatismo privato monsignor Gioia ricorda: «Chi riceve si riempie la mano, ma chi dona riempie il cuore». «Sarebbe scandaloso», aggiunge il ministro Buttiglione. «non riuscire a recuperare finanziamenti proprio a Padova». Il restauro della basilica del Santo è iniziato l'anno del giubileo. Oltre al rifacimento del tetto del refettorio, quali interventi sono stati realizzati e cosa ancora manca da fare? «Non esiste al mondo un'altra basilica così ricca d'arte», prosegue monsignor Gioia. «Abbiamo sensibilizzato l'Enel a provvedere alla realizzazione di un nuovo sistema di illuminazione. La banca Popolare di Novara e Verona ha finanziato il restauro del rosone. Noi crediamo nella filosofia di una «goccia dopo l'altra». Sono le 13,30. Tardi per l'ora canonica del pranzo delle 12. E Buttiglione si ferma per una colazione meno frugale di quanto i francescani non usino fare. «Solo quando c'è un ministro si mangia così», si affretta a sottolineare monsignor Gioia. E i lavori quando inizieranno? I frati hanno fretta. L'ultima parola spetta alla Sovrintendenza. Resta però da trovare quel milione e mezzo di euro che manca all'appello: quale mecenate si farà avanti?