Con il fuoco non sono bruciate solo le baracche dei cantiere dei Fori Imperiali, ma anche documenti dove, ogni giorno, veniva annotata l'attività di scavo. Su queste carte ormai divorate dalle flamme c'erano descritti i reperti spostati o la posizione di un muretto smontato, per permettere la sistemazione dell'area. Tutto questo è finito nel rogo, insieme ad altre carte: i registri della ditta con le presenze giornaliere di operai e impiegati. L'ipotesi che l'incendio sia doloso è sempre più ritenuta probabile dai carabinieri, anche se dai primi rilievi non è stata trovata traccia di benzina o di altro liquido infiammabile. Ed è anche quasi certo che il raid non è opera di una banda di teppisti. Ma che l'obiettivo da colpire, questa volta, era il cantiere della ditta "Tecres". L'altra notte qualcuno ha rubato tre picconi dai cantiere della ditta "Isram", che lavora sul tempio della Magna Mater sempre sul Palatino. Il ladro, o i ladri di picconi, hanno dovuto scavalcare una recinzione per arrivare nell'area appaltata alla "Isram". Ed ecco che la sparizione degli attrezzi è diventata uno degli elementi che gli investigatori stanno prendendo in considerazione, per capire se i due episodi siano atti di vandalismo oppure sotto ci sia dell'altro, se l'obiettivo erano le ditte o la Soprintendenza. Ieri i carabinieri del Gruppo Roma Centro, guidati dal colonnello Salvatore Luongo e dal capitano Giancarlo Pintore, hanno ascoltato una decina di persone. Impiegati e operai. Ma per ora non è venuto fuori nulla che possa fare ipotizzare un movente come l'estorsione o la vendetta. Altre volte sul Palatino dove c'è solo una guardia non armata per turno, degli estranei sono entrati attraverso qualche buco nella recinzione: «Uno si chiede perché» dice l'archeologa della Soprintendenza Maria Antonietta Tomei, «sono stati piromani, pazzi, persone che hanno voluto compiere uno sfregio? Prima d'ora, non si crano mai verificati danneggiamenti del genere. Speriamo solo che si possa riportare l'attenzione dell'opinione pubblica sul Palatino. Ora la Soprintendenza non potrà intervenire sull'area annerita dall'incendio, nella Domus Tiberiana, perché non abbiamo più fondi e ci sono interventi più urgenti in questo momento di particolare difficoltà che stiamo vivendo per il passaggio alla soprintendenza autonoma». La Soprintendenza lavora nella zona del Foro da 20 anni ma sempre con finanziamenti a singhiozzo. Ed è in arretrato con i pagamenti della ditta "Tecres". Non ci sono soldi sufficienti per pagare una sorveglianza notturna con più custodi, magari anche fissi. E il soprintendente archeologico Adriano La Regina dice: «Quella dei Fori non è una zona militare e per i sistemi di telesorveglianza occorrono delle risorse di cui non disponiamo». Ma il problema sicurezza dell'area archeologica non riguarda solo la sorveglianza notturna. Negli anni Novanta c'a stato un crollo in seguito al quale, nel 2000, sono Stati condotti lavori di bonifica, grazie al piano nazionale dell'archeologia. Ma l'intervento è particolarmente complicato e, come sottolinea l'architetto Maria Grazia Filetici, della Soprintendenza, «per ricomporre il fronte e mettere in sicurezza tutti i massi pericolanti sarebbero necessari ulteriori finanziamenti».
Nel mirino c'erano i documenti del cantiere
I carabinieri stanno indagando sull'incendio che ha distrutto il cantiere dei Fori Imperiali e ha bruciato documenti e registri. L'ipotesi di un'incendio doloso è sempre più probabile. I carabinieri hanno ascoltato decine di persone, ma non è venuto fuori nulla che possa fare ipotizzare un movente come l'estorsione o la vendetta. Gli investigatori stanno anche esaminando la sparizione di tre picconi rubati dalla ditta "Isram" che lavora sul tempio della Magna Mater. I carabinieri hanno notato che gli episodi potrebbero essere legati alla Soprintendenza e alle ditte coinvolte.
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