Guardare fuori casa, magari per criticare le proprie carenze, è spesso un esercizio utile. Sul Domenicale scorso Lorenzo Tomasin paragona alcune grandi biblioteche italiane con una "normale" biblioteca americana. Il confronto è poco lusinghiero: accessibilità, ampiezza del catalogo, orari... tutto gioca a nostro sfavore. Eppure non c'è bisogno di andare oltre Oceano per trovare un modello di biblioteca moderna. Intanto perché alcuni tra i migliori sistemi bibliotecari del mondo si trovano più vicino a casa nostra: in Svezia, Norvegia, Danimarca. E poi perché anche in Italia esistono biblioteche di eccellenza, a cui ispirarsi e di cui converrebbe parlare più spesso. Molte sono comunali e si trovano in città medie e piccole. Recentemente ne ho visitata una straordinaria a Pesaro. Una biblioteca senza porte, in cui si passa da un ambiente all'altro con piacere, muovendosi tra salotti di poltroncine e scaffali girevoli, tappeti colorati pieni di giochi per i più piccoli e computer per i ragazzi. In un angolo c'è una proposta tematica di letture, in un altro un caffè. Si può parlare a voce normale, incontrarsi e scambiare opinioni sul libro appena letto, discutere con un gruppo di persone nello spazio apposito o darsi semplicemente appuntamento per poi andare a mangiare una pizza, come fanno molti ragazzi di Pesaro. La biblioteca San Giovanni è una casa del lettore, una biblioteca sociale aperta alla città. È nata dall'esperienza di Antonella Agnoli, con i suoi molti viaggi all'estero, e dalla lungimiranza di un bravo sindaco che ha capito che investire in cultura produce anche si-luppo. E in effetti, sono questi gli ingredienti che fanno una buona biblioteca : la qualità del bibliotecario, l'intelligenza dell'amministatore, l'idoneità del luogo. Pesaro non è l'unico caso in Italia, anzi. Altre biblioteche di eccellenza sorgono e si collegano tra loro dove nel tempo si consolidano anche buone pratiche istituzionali: ad esempio in Lombardia e in Emilia Romagna e più recentemente in Piemonte e in Toscana. Ma ci sono anche casi positivi più a Sud, come il sistema bibliotecario del Comune di Roma o la Biblioteca Santa Teresa dei Maschi di Bari, da poco ristrutturata e rilanciata. È da queste esperienze che bisogna partire per migliorare un sistema complessivamente carente. Certo, i bibliotecari operano in situazioni difficili, sia per scarsezza di mezzi sia e soprattutto per l'insensibilità di molte pubbliche amministrazioni. Per non parlare della condizione in cui versano le biblioteche scolastiche. La verità è che l'insieme della nostra classe dirigente non ha capito ancora che la lettura è un elemento cruciale dello sviluppo economico e sociale di un Paese (non è un caso se i Paesi più moderni e innovativi sono quelli in cui sì leggono più libri). E non sembra neanche, purtroppo, che questi temi siano ai primi posti nei programmi elettorali degli opposti schieramenti partitici. Forse è anche colpa nostra però, di noi che ci occupiamo dì libri a tempo pieno, insegnanti, bibliotecari, librai, editori. Forse, perché i politici ci ascoltino, ci converrebbe essere un po' meno corporativi e reciprocamente diffidenti. Dovremmo moltiplicare le occasioni di incontro e di conoscenza. Persone come Antonella Agnoli, Maria Stella Rasetti, Carla Ida Salviati, Giovanni Solimine, Loredana Perego e altre, impegnate (sul campo e nella ricerca) a migliorare il sistema bibliotecario italiano possono aiutare anche noi editori a capire meglio i problemi e le potenzialità di una efficace promozione della lettura. E il tentativo avviato con l'Istituto per il libro potrebbe essere un passo in questa direzione di dialogo tra diversi soggetti del mondo del libro. L'esperienza dei Presidi del libro (che il presidente dei piccoli editori dell'Aie Sergio Fanucci tratta con un po' di sufficienza nella stessa pagiNa del Domenicale) e quella del Forum di Bari hanno proprio questo senso: quello di uscire dai soliti schemi e di mettere a lavorare insieme persone con diverse competenze, fuori da ogni logica di categoria. In Italia, nonostante tutto, di persone e di esperienze straordinarie ce ne sono tante: iniziamo a riconoscerle e a unire le forze. Editore