IL sindaco Adriana Poli Bortone risponde al professor Francesco D'Andria ripercorrendo la storia, con fatti e date, del sito archeologico «Nessun mistero nè bugie su Rudiae» «Quell'area non è un problema ma un'opportunità per la città. E noi vogliamo coglierla» «La vera storia del Parco di Rudiae. Ecco fatti e date che riguardano il sito archeologico, senza misteri e sospetti». Il sindaco Adriana Poli Bortone indirizza una lettera aperta al professor Francesco D'Andria, direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia, rispondendo alle sue osservazioni dei giorni scorsi. ADRIANA POLI BORTONE «Caro Francesco, debbo ringraziarti per la bella lettera aperta a me indirizzata e pubblicata nei giorni scorsi. Ringraziarti per l'informazione precisa e puntuale, come al solito, che va riconosciuta ad uno studioso e docente eccellente quale tu sei non certo per riconoscimento mio, ma da parte della comunità scientifica. Insomma un vanto, senza piaggeria, per la nostra bella città. A fronte della serietà e del rigore dell'analisi, abbiamo letto e ascoltato in questi giorni di tutto e di più. Sul Parco archeologico di Rudiae continuo a leggere e sentire le inesattezze più disparate. La storia ed il futuro dell'area, però, non hanno misteri. I novanta ettari del sito archeologico - che, com'è noto, comprende i resti di un antico centro abitato di età messapica, di notevole ampiezza, a forma trapezoidale, circondato da una cinta muraria e relativo fossato - sono una delle prospettive più interessanti dal punto di vista turistico e quindi economico per la città di Lecce, per il Salento e per l'intera Puglia. Il percorso sulle date e sui fatti può aiutare certamente a comprendere. A chi parla di indifferenza o di disinteresse storico nei riguardi dell'area di Rudiae va detto, innanzitutto, che fu addirittura Sigismondo Castromediano nel 1869 ad affidare la cura degli scavi ad un'apposita commissione, il cui lavoro ebbe uno sbocco editoriale qualche anno dopo e fu proseguito tra il 1957 ed il 1959 dal Museo Provinciale che delimitò quanto emerso in una delle porzioni dell'area tra le più feconde, il cosiddetto fondo Acchiatura: un ipogeo ellenistico ed un impianto di canalizzazione a doppia vasca. Non solo. È ancora più importante ricordare che un decreto ministeriale del 1970 ha imposto sull'area il vincolo archeologico di tutela e rispetto. La possibilità di individuare con sicurezza la cinta dell'abitato antico, lunga quasi quattromila metri, ha consentito l'apposizione del vincolo e, quindi, la salvaguardia dell'area dall'espansione edilizia. Sul punto, dunque, è necessario fugare tutti i dubbi perché è sbalorditivo che ci si ostini ad ignorare l'esistenza del vincolo (peraltro recepito dal Piano regolatore generale adottato nel 1983 ed aggiornato definitivamente qualche anno più tardi con la destinazione dell'intero comprensorio a zona E2, cioè zona agricola di salvaguardia ambientale). Il recupero dell'area archeologica comparve tra gli obiettivi programmatici delle amministrazioni che si avvicendarono a Palazzo Carafa a metà degli anni '80. Fabio Valenti, vicesindaco della giunta Melica, avviò un discorso complessivo teso ad acquisire al patrimonio comunale i 90 ettari del sito archeologico. Acquisizione necessaria per poter disporre successivamente di un progetto organico di intervento. Fu affisso in città un manifesto con il quale si invitavano i proprietari dei terreni ricadenti entro il perimetro dell'area archeologica a dichiarare la propria disponibilità a cedere al Comune gli stessi terreni. Si riuscì nell'acquisizione di 3 ettari, quelli del fondo Acchiatura, ed a seguito di ciò fu istituito un Ufficio permanente per il recupero archeologico di Rudiae (costituito dal geometra Pasquale Maragliulo e da Giancarlo Pantaleo dell'Ufficio Tecnico comunale). La preventiva acquisizione delle aree, inoltre, fu la condizione imposta dalla Soprintendenza Archeologica di Puglia per la redazione di un progetto organico per il recupero del sito. Nell'aprile del 1986 fu inoltrata dal Comune di Lecce alla Regione Puglia una richiesta di finanziamento pari a 2 miliardi di lire proprio per far fronte all'acquisizione dei terreni e per iniziare le operazioni di studio e di scavo, ma la richiesta non ebbe riscontro positivo. Quasi contemporaneamente fu redatto dall'architetto Lavinia Bucci (un tecnico convenzionato con l'ente comunale) e dalla Soprintendenza un progetto di massima dall'importo di oltre 17 miliardi di lire che prevedeva, dopo l'acquisizione delle aree attraverso l'esproprio, interventi di restauro e funzionalizzazione del parco. Ma non si rinvengono atti amministrativi successivi inerenti l'approvazione del progetto e la trasmissione dello stesso per l'accesso ai finanziamenti Fio. Solo nel 1996 con fondi Pop Puglia con la giunta Salvemini si raggranellò la somma di 390 milioni di lire per un intervento minimale relativo a piccoli lavori di restauro dei resti e di sistemazione del fondo Acchiatura, in pratica la recinzione muraria ed il restauro conservativo di alcuni rinvenimenti. Nel frattempo, nel 1990, come detto, il Consiglio comunale ha adottato il Piano regolatore generale, recependo puntualmente il vincolo di tutela archeologica dell'area. Nel rispetto di tale perimetrazione, la pianificazione dello strumento urbanistico ha localizzato all'esterno dell'area archeologica di Rudiae gli interventi edificatori, tra cui quelli riguardanti il Comparto 41. Tale Comparto, va sottolineato, non interessa in alcun modo il Parco. E qui va fatta chiarezza. È indiscutibile che le aree attualmente interessate dagli scavi della Soprintendenza Archeologica della Puglia, ricadenti nel Comparto 41, non risultano assoggettate al vincolo di tutela del Decreto ministeriale. Si tratta di una fascia di rispetto a verde, lungo il confine con l'area archeologica esterna al Comparto, prevista dalla lottizzazione del 1998, evidentemente una lottizzazione accorta in questo senso. In questa fascia a ridosso dell'area sarebbe rintracciabile l'antico fossato che perimetrava la cinta. La Soprintendenza ha dettato alcune piccole prescrizioni relative a modifiche su due fabbricati previsti dalla lottizzazione. Ed il Comune si è adeguato modificando il piano di lottizzazione. Quindi un percorso amministrativo, da parte nostra, che non può ingenerare alcun sospetto e che, soprattutto, è sempre stato nel pieno rispetto delle norme. Per altro verso, c'è tutto un percorso progettuale che si muove parallelamente alle ultime due consiliature a Palazzo Carafa. Intanto nel marzo 2000 è stato completato il piccolo intervento sul fondo ?Acchiatura?. Nel 2001 è stato redatto per la prima volta un organico progetto definitivo sul Parco archeologico di Rudiae dell'importo di quasi 5 milioni di euro, presentato nell'ambito del Programma operativo regionale 20002006 Misura 2.1 Azione ?Sistema Archeologico Regionale?, ma non è stato ammesso a finanziamento, anche se la Regione ne ha riconosciuto la validità dell'impostazione metodologica e strategica. È in corso, però, l'iter amministrativo per l'esecuzione di lavori di funzionalizzazione, valorizzazione e fruizione del Parco Archeologico con risorse finanziarie, ben 453 mila euro (per il primo lotto), reperite con il Prusst. Il progetto, redatto da te, oltre che dagli architetti Enrico Ampolo e Roberto Bozza, prevede il completamento del nucleo del Parco già istituito nel fondo ?Acchiatura? tramite l'acquisizione di una ulteriore superficie adiacente pari ad un altro ettaro e mezzo di terreno atta a consentire l'esecuzione di scavi scientifici nell'area del cosiddetto Anfiteatro. Come ben sai, sarà perimetrata la nuova area e all'interno saranno costruiti il Centro per l'Archeologia e il Laboratorio all'aperto di Archeologia per Ragazzi. Completata la procedura di esproprio da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, i lavori saranno eseguiti in 18 mesi. Il nostro obiettivo è riappropriarci dello straordinario patrimonio storico-archeologico rappresentato dall'antico insediamento, prima messapico e poi romano, tramite la ripresa dell'attività di scavo con contestuale finalizzazione didattica. Con una prospettiva più lunga puntiamo ad un sistema integrato di parchi archeologici comprendente i tre grandi insediamenti di Lecce, Rudiae e Cavallino che gravitano nel comprensorio leccese, tramite iniziative tendenti ad innescare sinergie nuove con altre iniziative come quella del Museo diffuso di Cavallino e l'area archeologica di Piazzetta Castromediano. Fatti, circostanze documentate, date, non opinioni. Nonostante tutto questo, sul Parco di Rudiae imperversano bugie, inesattezze, sospetti, misteri, comitati (che fanno il paio, sotto campagna elettorale, con quelli a protezione dell'aranceto del ?400 dei Monaci di Fulgenzio), tutti assolutamente infondati. Quell'area non è un problema per Lecce, ma una grande opportunità. E noi, come sai, vogliamo coglierla. Nel ringraziarti ancora, anche per l'affettuoso auspicio di un mio ripensamento, ti saluto anch'io con la stima e l'amicizia di sempre».
La Gazzetta del Mezzogiorno
19 Febbraio 2006
Lettera aperta: La vera storia del Parco di Rudiae.
AD
Adriana Poli Bortone
La Gazzetta del Mezzogiorno
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