Docenti, studenti, politici e semplici cittadini all'inaugurazione della nuova sede del Rettorato In programma mostre e un testo sul recupero Inaugurata la nuova sede del Rettorato. Ieri mattina nell'ex convento del Carmine, il professor Donato Valli ha tagliato il nastro, circondato da colleghi, politici, studenti e semplici cittadini curiosi di visitare l'edificio, fresco di restauro. Torna così agli antichi splendori il complesso del sedicesimo secolo, adiacente la chiesa di Santa Maria del Carmine. Custode di un patrimonio storico di inestimabile valore, tuttavia, è stato trascurato per diversi anni. Sino a quando l'Università degli studi di Lecce non ha avviato un'estesa campagna di scavi archeologici, impegnando docenti, studenti e giovani laureati del Dipartimento di Beni culturali. Dopo una lunga attesa, per la delicata fase di recupero, questo «scrigno architettonico» viene finalmente aperto e restituito alla città. Con la possibilità di ammirarne i «gioielli» sinora conservati all'interno e ignorati dalla maggior parte dei leccesi. Monili, monete, ceramiche, una tomba messapica con sepoltura rannicchiata del quinto secolo avanti Cristo: tutto questo è venuto alla luce. Ma non solo, gli scavi hanno inoltre permesso di individuare le tracce delle fortificazioni di Maria D'Enghien. Per non parlare, degli strati di terreno sottostanti. Si è scoperta, infatti, una lunghissima sequenza di occupazione, nella quale sono state riconosciute ben tredici fasi cronologiche. Alcune tracce riportano addirittura all'età Paleolitica. Tuttavia, il periodo messapico è il grande momento di definizione dell'assetto urbano, con la cinta muraria della prima età ellenistica. Tornando all'inaugurazione di ieri, presente anche il sottosegretario Rosario Giorgio Costa, l'arcivescovo metropolita di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi, ha lanciato un monito, rivolgendosi «agli accademici e non»: «Le radici della nostra storia sono molte profonde. Abbiamo il dovere di rispettarle, perché da esse ci può derivare una grande ricchezza. Ereditiamo un importante patrimonio da dover tutelare e serbare nel tempo, per non correre il rischio che si possa dissolvere». Dopo quest'appello, nonché auspicio, è seguita la tavola rotonda sulla «Valorizzazione del patrimonio culturale: l'esempio del nuovo rettorato», con gli intervenuti del progettista dei lavori Nicolangelo Barletti, del direttore del museo provinciale «Castromediano», Antonio Cassiano, dell'archeologo Francesco D'Andria, dello storico Bruno Pellegrino e del rettore Oronzo Limone, coordinati dal giornalista Marcello Favale. Il dibattito ha fornito l'occasione per ripercorrere la storia dell'Ateneo di Lecce, che prestò diventerà l'Università del Salento, con la delocalizzazione di alcuni corsi a Brindisi e Taranto. Un lungo cammino che abbraccia oltre cinquanta anni di storia. Nata ufficialmente alla fine del 1955, con l'istituzione della facoltà di Magistero, cui segue due anni dopo la facoltà di Lettere e filosofia, ottiene un riconoscimento giuridico nel 1959. Nel 1967 si aggiunge Scienze matematiche fisiche e naturali, e nel corso dello stesso anno accademico diventa università statale. Vent'anni dopo sorge Economia e dal 1990 in poi vengono istituite Ingegneria, Beni culturali, Lingue e letterature straniere, Scienze della formazione e Giurisprudenza. L'aumento delle facoltà ha consentito di pari passo un incremento degli iscritti. Dai 77 studenti del 1955, si è arrivati alla soglia dei trentamila di oggi. Per non parlare delle sedi (in ordine alfabetico): collegio Fiorini, convento dei Domenicani, Ecotekne, edificio «La stecca», edificio Sperimentale, Ex Inapli, istituto Buon Pastore, monastero degli Olivetani, palazzo Codacci Pisanelli, palazzo Guagnano, palazzo Parlangeli, Principe Umberto, Villa Tresca. Ed ora il nuovo Rettorato, dove saranno allestite delle mostre di pittura in collaborazione con l'Accademia delle belle arti. Entro l'anno, sarà inoltre distribuita una pubblicazione sul recupero dell'ex convento.