Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Girolamo Zampieri, direttore del Museo Archeologico agli Eremitani, incentrato sui resti mortali di Francesco Petrarca: È difficile, ancor oggi, non subire il peso di tanta tradizione quando ci si accosti a Francesco Petrarca; e, magari, per riesumarne le ossa o ricostruirne i lineamenti del volto. È ciò che s'è fatto recentemente ad Arquà, in un clima di cultura ritenuto da alcuni studiosi alquanto diffidente e un po' spendaccione. Il fatto si è che il Petrarca suscita grande ammirazione, cosicché gli esclusi dal gioco dell'ultima ricognizione s'arrovellano a cercare risposte sulla necessità o meno di quell'intervento, a dispetto della certezza appagata e magari un po' arrogante con cui sono stati cercati i motivi che hanno portato a riesumare il corpo del Poeta. Il quale, però, poteva forse rimanere ancora ben sigillato nella "cassaforte" marmorea, ch'era stata aperta - si badi bene - nel 1944 in occasione dell'ultimo conflitto mondiale. A proposito di quella ricognizione - la penultima della storia - resasi necessaria per la paura della guerra, ecco spuntare il verbale redatto, in data 27 gennaio 1945, dal dottor Adolfo Callegari sotto dettatura del signor Giuseppe Meneghetti, segretario del Comune Ufficiale rogante. Così si dipana la testimonianza confidataci da quell'atto ufficiale, che porta la data 23 novembre 1944: le ossa del Poeta, la cui rimozione era stata disposta dal Ministero dell'Educazione Nazionale, vengono trasportate a Venezia nella Biblioteca Marciana. Erano presenti all'apertura della tomba il prof. Carlo Anti, "Direttore Generale delle Arti", l'ing. Ferdinando Forlati, Soprintendente ai Monumenti del Veneto, l'ing. Antonio Rusconi, Soprintendente "a Disposizione del Ministero", il prof. Luigi Bucciante, docente di Anatomia nell'Ateneo patavino, il dott. Adolfo Callegari in rappresentanza del Podestà di Padova, il sig. Giuseppe Meneghetti, segretario comunale di Arquà Petrarca, e i signori Nardo e Sinigaglia della Soprintendenza ai Monumenti. Con l'apertura del sarcofago, si constata che la cassa di legno, predisposta nel 1873, è "sfasciata". E ancora. "Si estrae la bottiglia di vetro messa nel 1873 e un bossolo di rame fortemente ossidato". Quel che più conta, però, è lo stato di conservazione dello scheletro. Così si legge nella relazione: "Le ossa sono in istato di fossilizzazione avanzato; molte di esse sono frantumate e soprattutto il cranio è pressoché distrutto. Si riconosce chiaramente soltanto porzione del frontale con un'arcata orbitaria, e un frammento di mandibola. Le ossa vengono collocate, una per una, sulla nuova cassa, e vi si aggiungono quelle poche che si conservavano nella Casa del Poeta provenienti dalle precedenti aperture del secolo XIX". A quali parti dello scheletro appartenessero queste ossa non ci è dato sapere. E, poi: i pochi frammenti del teschio recuperati all'interno della cassa di legno potevano consentire una ricostruzione credibile del cranio del Petrarca? Ma, ancora: per la "ricostruzione" in gesso del teschio del Poeta, di cui s'è fatto cenno recentemente, quali frammenti ossei furono utilizzati? Non so. E non ho sollevato che piccole questioni tra le molte che si sarebbero potute convocare.Il nostro approccio, quindi, s'arresta alla sospensione di una domanda: dove sono andati a finire quei pochi resti del cranio del Petrarca descritti dal prof. Bucciante, visto che il materiale osseo relativo al teschio, recuperato nell'ultima ricognizione, non sembra corrispondere esattamente a quello trovato nel 1944? Converrà riflettere sulla connessione, scopertamente in tal guisa istituita, tra i dati offerti dalle due ultime riesumazioni, tenendo d'occhio quanto evidenziato dal prof. Canestrini nel 1873.I professori Maria Antonia Capitanio e Vito Terribile Wiel Marin, studiosi di solito ben avvertiti, sapranno sicuramente sbrogliare l'intricata matassa.
Tomba ad Arquà, il giallo del teschio
Il direttore del Museo Archeologico degli Eremitani, Girolamo Zampieri, ha scritto un articolo sulle restituzioni del corpo di Francesco Petrarca. Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, il corpo del poeta fu riesumato e trasportato a Venezia nella Biblioteca Marciana. La tomba fu aperta e si constatò che la cassa di legno era stata sfasciata e che le ossa erano in stato di fossilizzazione avanzato. Le ossa furono collocate in una nuova cassa e aggiunti i pochi frammenti di ossa che si erano conservati nelle precedenti aperture del secolo XIX. Il cranio del Petrarca non fu completamente ricostruito e non si conoscono i frammenti ossei utilizzati per la ricostruzione.
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