L'incendio ai Fori non spaventa più che tanto Adriano La Regina, il soprintendente archeologo di Roma, preoccupato semmai dal «momento difficilissimo, anche per l'estrema penuria di finanziamenti», che l'istituzione da lui diretta sta attraversando: «Solo negli ultimi due anni, i fondi destinati al nostro funzionamento si sono ridotti di un terzo; manca personale, ed ho inoltrato richieste per avere decine e decine di dipendenti in più; per mettere in sicurezza e restaurare il patrimonio archeologico romano, servirebbe una nuova "legge Biasini": diciamo 750 milioni di Euro in cinque anni, invece dei tre milioni all'anno che costituiscono la nostra attuale dotazione. Solo il Palatino richiederebbe, per rimetterne in condizioni di stabilità ed agibilità i monumenti, spese per cento milioni di Euro; non ci sono problemi di smottamento dell'intero complesso, ma ne esistono per alcune sue strutture». Per favore, professer La Regina, partiamo dall'incendio. «Ai fini della tutela, è un evento marginale. Se è di natura dolosa, significa che qualcuno è evidentemente entrato all'interno dell'area archeologica». E questo non la preoccupa minimamente? «Quella dei Fori, non è mica una zona militare. Succede spesso che qualcuno vi penetri, anche di notte. Giovani che si fanno una passeggiata; o che mirano alla "bravata". Ci sono stati anche casi di vandalismo: vasi di fiori spaccati o altre piccole cose dei genere. Ma è quasi fisiologico». Però qualche custode in più, forse non guasterebbe. «Li ho chiesti più volte; ma non me li hanno mai dati». E ricorrere a dei contratti esterni, in appalto? «Servirebbero dei fondi, che però non ci sono». Allora, perché non pensare a sistemi di telesorveglianza? «Anch'essi richiedono risorse, di cui ora non disponiamo; poi, è relativamente semplice installare qualcosa di simile in un museo: ma assai più complicato proteggere, con le telecamere un'intera e assai vasta area archeologica». Ma non la preoccupa quello che potrebbe essere una sorta di "avvertimento" non propriamente amichevole? «Ripeto: se l'incendio è stato doloso, deve dirmelo chi è officiato ad indagare. Io so solo che una ditta ha vinto una regolare gara, oltretutto per lavori d'importo alquanto modesto; se è stato un dispetto o qualcosa di simile, sta ad altri di stabilirlo e di capire eventualmente perché». Però lei ammetterà che i Fori, e la sua soprintendenza in generale, non godono oggi di ottima salute, vero? «I fondi a nostra disposizione si riducono sempre di più. Siamo una soprintendenza autonoma soltanto sulla carta: i nostri introiti ammontano a oltre 15 milioni di Euro annui, ma ne riceviamo dallo Stato solo tre. Io chiedo almeno 150 milioni di Euro all'anno, da destinare alle antichità di Roma, che per la cittadinanza producono introiti superiori di almeno venti volte. Non mi sembra un'eresia sperare in un investimento del cinque per cento del fatturato. Finora non sono tuttavia riuscito a vincere questa battaglia». Mi scusi, ma di chi è la colpa di questa grave crisi? «Per esempio, del precedente ministro, la signora Giovanna Melandri». Ohibò: una lite tutta "a sinistra"; per quali motivi? «Ha fatto come Umberto II, che firmava la concessione di titoli nobiliari alla vigilia dei suo esilio. Condizionata dal sindaco d'allora Francesco Rutelli, il quale ha tentato in tutti i modi di delegittimare la soprintendenza perché si opponeva a molti suoi progetti, dal sottopasso a Castel Sant'Angelo fino ai volumi da edificare a Tor Marancia, era ostile a concedere autonomia alla soprintendenza stessa. Lo ha fatto quando ormai stava per andarsene. Il nuovo governo ha poi provveduto; e ancora oggi, la nostra istituzione non gode dei vantaggi dell'autonomia, per cui potrà contare, ad esempio, sui proventi dei biglietti d'ingresso. Riceviamo ancora assai meno milioni di Euro di quanti ne incassiamo; e il momento finanziario, per noi, è davvero dei peggiori».
"Senza fondi, un momento difficile"
Adriano La Regina, soprintendente archeologo di Roma, esprime preoccupazione per l'incendio ai Fori di Roma, ma sostiene che è un evento marginale rispetto alle difficoltà che sta affrontando la sua istituzione. La soprintendenza archeologica di Roma sta attraversando una grave crisi finanziaria, con una riduzione dei fondi destinati al suo funzionamento del 30% negli ultimi due anni. La Regina chiede 750 milioni di Euro in cinque anni per mettere in sicurezza e restaurare il patrimonio archeologico romano. Inoltre, sostiene che la soprintendenza non gode dell'autonomia finanziaria e che il nuovo governo non ha provveduto a migliorare la sua situazione.
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