MILANO Gennaro Di Benedetto, sovrintendente del Teatro Carlo Felice di Genova, lei ha chiesto lo stato di crisi. Perché? «Che altro si può fare quando il finanziamento statale viene ridotto del 30 per cento? La quasi totalità delle fondazioni liriche ha approvato un bilancio previsionale per il 2006 in passivo. È un segnale allarmante». Quali sono le soluzioni? «Bisogna prendere una decisione su un punto: si vuole o no la sopravvivenza del sistema teatrale italiano? In un settore dove i costi fissi sono altissimi, o si rispettano le condizioni minime di sopravvivenza o si chiude. È sufficiente un dato: nel 2006 la Francia ha stanziato solo per il cinema 536 milioni di euro. L'Italia, per tutto lo spettacolo, 377». Cosa chiedete? «Nessuno chiede che il Fus aumenti, ma che almeno tomi ai 500 milioni di euro del 2004. Il ministro Buttiglionehadetto chebisognachiedere aiuto agli enti locali e ai privati. Ma come si può pensare che Comuni e Regioni, già coi loro finanziamenti tagliati, possano impegnarsi di più?». Pensa che la riduzione dei cachet agli artisti possa portare a un risparmio considerevole? «Sono stato il primo, nel 2004, ad adottare questa misura, chiedendo agli artisti di accettare una diminuzione dei compensi del 10. Si tratta però di misure tattiche, non strategiche. I costi per la programmazione artistica incidono per il 20-25. Il resto è rappresentato dai costi fissi». E questi, ovviamente, non si possono ridurre. «Cosa faccio? Taglio sul riscaldamento, la luce, le pulizie? Sono contrario anche ai tagli sul personale: per ottenere un alto livello di qualità artistica le masse fisse sono necessarie». Voi chiedete una riforma delle fondazioni. Quale riforma? «Innanzitutto bisognerebbe eliminare quell'incertezza che mette a rischio i finanziamenti in corso di esercizio. Non faccio illegislatore, ma credo che si debba mettere mano a un riordino radicale che difenda realmente il patrimonio artistico della nostra nazione».