Sole 24 ore 1822006 FIRENZE «Dobbiamo aiutare il made in Italy portando le nostre opere d'arte in giro per il mondo». A suggerire questa originale ricetta di marketing è Vittorio Merloni, 72 anni, presidente del gruppo Indesit, 3 miliardi di ricavi consolidati realizzati ali'85 sui mercati internazionali. «Non si può puntare solo sugli elettrodomestici, sulle scarpe o sugli orologi spiega perché la forza dello stile italiano, e dunque 1' immagine del Paese e dei suoi prodotti, è data soprattutto dal patrimonio di cultura che si respira in città come Firenze». Merloni era ieri nel capoluogo toscano per la presentazione del restauro del "Polittico dell'Intercessione", opera di Gentile da Fabriano che sarà in mostra a Palazzo Medici Riccardi da domani al 17 aprile grazie a un accordo tra la Provincia di Firenze e l'Opificio delle Pietre Dure. Il polittico, dipinto intorno al 1420 per la chiesa fiorentina di San Niccolo Oltrarno, danneggiato da un incendio nel 1897 e considerato irrimediabilmente perduto, è stato invece recuperato dal lavoro dei tecnici dell'Opificio con il contributo finanziario del gruppo Indesit. Dopo Firenze, e prima di tornare nella sua sede originale (la chiesa di San Niccolo appunto), l'opera d'arte andrà a Fabriano per un'esposizione dedicata all'artista marchigiano. «Certi tesori devono poter accompagnare la promozione del made in Italy spiega il presidente di Indesit company . Spiace vedere i Bronzi di Riace relegati solo in Calabria, quando tanti Paesi sarebbero pronti a ospitarli per periodi più o meno lunghi e questo, pur nelle difficoltà di un trasporto così eccezionale, avrebbe un effetto positivo non solo sul turismo, ma anche sulla nostra economia manifatturiera di gamma alta». Merloni, che è stato alla giornata inaugurale delle Olimpiadi di Torino, considera l'organizzazione dei giochi invernali presentata dalla città piemontese un autentico successo per l'Italia: «È un esempio di efficienza e di stile da imitare dice quindi un contributo importante e non scontato all'immagine del made in Italy nel mondo». La performance torinese, tra l'altro, è arrivata insieme alle buone notizie sulle prospettive dell'economia. E Merloni conferma la fiducia in un consolidamento della ripresa: «I segnali positivi hanno cominciato a manifestarsi già nel secondo semestre del 2005 commenta l'ex presidente di Confindustria adesso si tratta di verificare se è un rimbalzo dovuto alle difficoltà precedenti oppure se stiamo entrando in una vera e propria ripresa: personalmente sono abbastanza ottimista e credo inoltre che l'esito elettorale non inciderà sulle possibilità di rilancio della nostra produzione». Per Merloni neppure la prospettiva di un prossimo, possibile, aumento del costo del denaro comprometterebbe il tono dell'economia europea: «Si parla di un mezzo punto percentuale, utile a frenare eventuali rischi inflattivi spiega . Se la Banca centrale europea deciderà di farlo, non sarà certo questo provvedimento a rallentare la ripresa. Temo più l'inflazione di un modesto rialzo del tasso di sconto. Vedo rischi piuttosto nello scenario internazionale aggiunge in particolare abbiamo sofferto il rialzo del prezzo delle materie prime, a cominciare dal petrolio. Ma sui mercati del mondo si stanno aprendo anche grandi opportunità di sviluppo». Il gruppo di Fabriano è stato tra i primi a credere nell' internazionalizzazione. «Siamo diventati un'azienda europea con l'anima italiana, perché ci siamo resi conto per tempo che l'Italia si stava trasformando in una semplice regione del Vecchio Continente racconta Merloni . Andai in Cina per la prima volta nel 1975, con una delegazione di Confindustria di cui facevano parte Giovanni Agnelli, Leopoldo Pirelli e Luigi Orlando, e una volta tornato in Italia costituii subito un pool di tecnici per studiare quel mercato. La Cina però, come la Russia, è un Paese dove andare a produrre per vendere, non in una logica di delocalizzazione». Merloni, che produce ogni anno oltre 14 milioni di pezzi, di cui "solo" 2 milioni in Italia, preferisce parlare di localizzazione: «Inseguire i bassi costi di manodopera è un errore puntualizza l'imprenditore marchigiano . Ci si localizza nei mercati di sbocco perché c'è un'opportunità di business da cogliere, senza rinunciare alla presenza nel nostro Paese, che infatti per quanto riguarda Indesit è destinata a consolidarsi, in linea con le vendite sul mercato domestico». All'orizzonte, poi, si affaccia la ripresa.