Furore, cinque piani di cemento DOVE c'era una scogliera, ora ci sono ben cinque piani di cemento che svettano tra mare e cielo, e che cambiano irrimediabilmente la stessa sagoma della costa. Gli operai sono da giorni in azione, e anche alacremen-te. Mattoni al posto di scogli, e anfratti spazzati via per sempre con la forza dei trapani a pressione. Tutto ciò accade in Costiera amalfitana, località Transita, presso il Fiordo di Furore, in un'area considerata dal Piano urbanistico territoriale «integrale e di tutela ambientale di primo grado». Che traducendo dal gergo tecnico vuoi dire: tutela assoluta di questo angolo suggestivo. Neanche un sasso si sarebbe potuto inserire in questo contesto da cartolina, e invece sono sorti ben cinque piani, e i lavori sono ancora in corso, utilizzando lo stratagemma di una vecchia pratica di sanatoria (condono del 1985) di un «progetto architettonico per la diminuzione dell'impatto ambientale». Eppure appena due anni fa, in quell'area era stato scoperto un abuso; ma sicuramente non quest'altro manufatto di ben cinque piani, che ora è un vero pugno nell'occhio. Alcune foto, presentate a corredo di una denuncia alla Procura di Salerno dall'associazione ambientalista Italia Nostra, evidenziano com'erano prima i luoghi. «È un altro attacco al territorio - dichiara Raffaella Di Leo, presidente regionale di Italia Nostra - sembra quasi di assistere in fotocopia allo scempio del mostro di Fuenti, con un'assenza di interventi che legittima il sospetto di colpevoli collusioni». Questa storia ora assume i contorni anche di una farsa: la Soprintendenza di Salerno anni fa ritenne di bocciare la richiesta di sanatoria passata al vaglio del Comune di Furore, e questo accadde per ben tre volte (e si trattava di vecchi abusi sull'area); il Tar Campania nel 2003 (sentenza 8072003) ritenne viceversa che il privato - Emanuele Milo, parente di Franco Milo, attuale assessore del Comune di Furore - poteva soltanto «diminuire l'impatto ambientale delle opere già realizzate» con una serie di prescrizioni (archi, pergolati, sostituzione ringhiere). Ma questa sanatoria non ha però nulla a che vedere con il manufatto di cinque piani che oggi è in costruzione sotto gli occhi di tutti, anche se all'ufficio tecnico comunale indicano questi lavori come inerenti a un vecchio abuso. Ogni sanatoria o condono può riguardare solo volumi abusivi preesistenti, così come la legge tassativamente prescrive, con date certe. Se appena due anni fa si parlava di "riqualificare l'area", nessuno, quindi, avrebbe potuto autorizzare altri nuovi volumi. In questo senso - come fanno rilevare gli ambientalisti-si ripercuote negativamente la recentissima sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato la proposta della Regione Campania sulla non applicabilità del condono ultimo. Accade così che anche in territori così protetti da norme e vincoli, le maglie si allargano e gli abusi ritornano prepotentemente alla ribalta.
CAMPANIA: Italia Nostra: "Nessuno interviene, sono tutti collusi? "
In Costiera amalfitana, presso il Fiordo di Furore, è in corso la costruzione di cinque piani di cemento, che cambiano la sagoma della costa. Gli operai lavorano con forza, utilizzando la pratica di sanatoria per diminuire l'impatto ambientale. Tuttavia, l'area è considerata tutelata ambientalmente e gli abusi sono stati già scoperti due anni fa. L'associazione ambientalista Italia Nostra ha denunciato la situazione e ha presentato foto che mostrano come erano gli spazi prima della costruzione. Raffaella Di Leo, presidente regionale di Italia Nostra, dichiara che la situazione è un attacco al territorio e che ci sono collusioni.
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