IL MANOSCRITTO MEDIEVALE SCOPERTO ALL'AMBROSIANA DI MILANO. La straordinaria scoperta, del tutto casuale, si deve a un giovane ricercatore dell'Università Cattolica di Milano, Marco Petoletti. Una settimana fa lo studioso, scartabellando tra i preziosi volumi sulla tradizione dei classici latini della Biblioteca Ambrosiana, viene attratto da un manoscritto medioevale con gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale, ricco di note e corredato da quattro piccoli disegni. Immediatamente gli pare di riconoscere la scrittura autografa di Giovanni Boccaccio, che ha studiato a lungo. Un'intuizione geniale che viene confermata, con certezza, dalle indagini più approfondite. Ieri monsignor Gianfranco Ravasi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, ha potuto dare, con orgoglio, l'annuncio ufficiale: «L'Ambrosiana possiede, per tradizione, un enorme fondo di codici manoscritti. E alcuni codici preziosissimi, tra cui uno proprio di Giovanni Boccaccio. Da pochi giorni la nuova scoperta: orapossediamo due codici autografi, scritti integralmente dall'autore del Decameron. Quest'ultimo, che fa parte del nucleo originario delle biblioteca, è stato restaurato recentemente, nel 2002, ma nessuno si era accorto fosse di Boccaccio». Un disegno di Boccaccio nel codice ritrovato Marziale è noto soprattutto per i suoi epigrammi, «qualche volta un po'maliziosi», sorride Ravasi. «Al punto che in una postilla di questo manoscritto - aggiunge Petoletti - lo stesso Boccaccio lo accusa apertamente di oscenità ("sia maledetto quel poeta") per l'uso volgare diverbi relativi alla sfera sessuale ("futuere" fottere) o corporale ("cacare") o l'uso esplicito di vocaboli che indicano l'organo sessuale maschile ("mentula") e femminile ("cunnus")». Il ricercatore si sofferma a lungo sulle postille: «Ci consentono di vedere la reazione di un autore sanguigno come fu il Boccaccio di fronte a un testo abbastanza particolare che aveva suscitato perplessità morali per il suo linguaggio decisamente osceno». Un epigramma del nono libro di Marziale ricorda un personaggio un po' squallido che si chiamava Filomuso, abituato a raccontare fandonie. E a fianco appare una postilla di Boccaccio, quasi invisibile, che ricorda il suo personaggio di "Frate Cipolla". E' molto probabile che Boccaccio abbia recuperato il modello da cui copiò il proprio Marziale dalla biblioteca di Monte-cassino, durante il soggiorno napoletano del 1362-1363. Dallo studio dell'inventario della biblioteca di Giovanni Boccaccio arriva la conferma definitiva dell'autenticità del ritrovamento. «L'inventario non dice semplicemente che c'è il codice di Marziale - spiega Petoletti - ma cita, come sistema di identificazione, l'ultima parola del penultimo foglio. E l'ultima parola del penultimo foglio ("toxica seva gerit") coincidono alla perfezione. Nessun altro manoscritto PUÒ presentare Queste caratteristiche».