Il saccheggio delle aree archeologiche, per il 90 ancora inesplorate, continua inarrestabile. I tombaroli, sempre più agguerriti, anticipano sul tempo gli studiosi e fanno razzia delle vestigia di un passato che diventa mercé di contrattazione per il mercato nero. La Puglia e soprattutto le provincie di Bari e di Foggia sono tra le zone più esposte all'assalto di questi predoni della storia per l'abbondanza di segni di civiltà del passato. Da questo mercimonio, disonesto e illecito, che ora viaggia anche via Internet, attingono esperti collezionisti d'arte e neofiti al di sopra di ogni sospetto, con il panino del pezzo antico da esibire in salotto, per impressionare gli ospiti Un gran numero di reperti, provenienti da scavi abusivi nelle provincie di Bari e Foggia, infatti, sono stati sequestrati dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari (Nptc), guidati dal tenente-Michele Miulli, che utilizzando un lavoro del Dipartimento di Geologia e geofisa dell'Università di Bari stanno elaborando una carta geografica del territorio pugliese sulla quale vengono indicate tutte quelle aree che nei secoli hanno ospitato insediamenti umani e potenzialmente di interesse archeologico. Dal mese di ottobre ad oggi gli investigatori del Ntpc hanno recuperato complessivamente 228 reperti risalenti ad un'epoca compresa tra il VII secolo avanti Cristo e la tarda età romana, più quattro pistole antiche fabbricate tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Oggetti dì valore inestimabile recuperati nei comuni di Barletta, Casamassima, Molfetta, Canosa di Puglia, Cerignola, San Giovanni Rotondo e Arpi nelle cantine dei cercatori abusivi; nelle botteghe dei mercanti d'arte e nei salotti della buona borghesia di quelle città. Il bilancio complessivo parla anche di 17 tombaroli denunciati per ricerca abusiva e possesso illecito di beni archeologici ma anche di 5 tra appassionati collezionisti e neofiti al loro primo acquisto clandestino, deferiti con l'accusa di ricettazione. Tra gli oggetti recuperati ci sono anche una statuirla antropomorfa della Madre Terra risalente al VII secolo avanti Cristo, una ampolla dauna del IV secolo avanti Cristo, un Giove sdraiato, dello stesso periodo, una testa femminile in marmo del I secolo avanti Cristo e, ancora, anfore sottomarine, brocchette, monete e medagliette. Recuperata anche una pistola 7,35 Beretta, attrezzi utili all'individuazione di siti e allo scavo come metal detector, pale, «spilloni» e taniche d'acqua che i tombaroli (alcuni dei quali sono stati bloccati in flagranza di reato) utilizzano per ammorbidire il terreno. I particolari dell'operazione sono stati illustrati in un incontro con i giornalisti al quale hanno partecipato il vicecomandante nazionale del nucleo tutela patrimonio culturale, il colonnello Giovanni Pastore, e il tenente Miulli. Un'anfora molto antica, una piccola scultura di epoca arcaica rappresentano nei salotti della buona società sono messi in mostra come «status symbol», segni visibili e appariscenti di una condizione sociale privilegiata, di un livello «culturale» superiore alla media. «Queste operazioni - ha spiegato il colonnello Pastore - testimoniano la persistente attenzione che molti ambienti, anche privati, rivolgono al possesso e all'acquisto di reperti archeologici, alimentando l'impegno dei tombaroli . La Puglia è uno dei mercati più fiorenti. Ai normali canali di vendita si è aggiunta Internet».