Il Palatino crolla. La culla di Roma, quel colle rugoso stretto invano da bastioni a nord e ad ovest, con sopra tutta la storia remota della città compresa la capanna di Romolo e i suoi grandi trascorsi imperiali da Augusto a Nerone, rischia di venir giù da un momento all'altro. Heinz Beste, dell'istituto archeologico germanico di via Sardegna, se l'è sentito ripetere pochi giorni fa era il 24 aprile - dal sovrintendente archeologico di Roma, Adriano La Regina, durante una sua relazione nell'illustre consesso di colleghi impegnati nell'area tra Colosseo e Palatino: il rischio è che di smottamento in smottamento il Palatino scivoli verso il Foro trascinandosi dietro i monumenti che ci sono sopra, la Domus Tiberiana in primo luogo e le capanne romulee al seguito. Sul luogo dell'incendio è accorsa subito, ieri mattina, l'archeologa Maria Antonietta Tomei. È lei la responsabile dei cantieri del Palatino per la Domus Tiberiana, coinvolti nell'incidente di ieri. E l'archeologa non è stata troppo diplomatica nei confronti di questo bene culturale che sembra quasi dimenticato, ridotto com'è ad essere fruibile solo per meno della metà (l'altra è da tempo chiusa al pubblico). Dottoressa, che cosa succede al Palatino? Che cosa c'è oltre le quattro baracche andate a fuoco? «C'è che ci sono grosse lesioni e cavità nel banco di tufo che costituisce questa splendida collina. La situazione statica è gravissima. Lo ha ribadito pochi giorni fa lo stesso sovrintendente, parlando con i colleghi tedeschi. E non è la prima volta che lo fa. A più riprese è stato interessato anche il Ministero. Invano. I nostri interventi sono solo un tamponamento per le urgenze più immediate...». E ora questo incendio. «Non so cosa significhi. Constato solo che è oggettivamente uno sfregio. Non sono preoccupata per i reperti che sono stati coinvolti nell'incendio. Comunque non sono importanti, li potremo recuperare. Ma se non altro questo incendio può riproporre l'attenzione sul Palatino, che da vent'anni curiamo purtroppo con interventi a singhiozzo, limitati. Avuti i finanziamenti, si lavora ma poi i fondi terminano e anche gli interventi. E così non esiste neanche un piano globale di risanamento del colle, l'ultimo piano è del 1981. Però come hanno messo in luce i recenti scavi nell'area del tempio della Magna Mater evidenzia una situazione molto grave. In questo colle, se scavi, escono caverne, fenditure, spaccature». Quali sono i punti più esposti? «Il bastione farnesiano, su cui sono in corso interventi attraverso ditte specializzate, come la Tecres e la Isarm. Poi c'è il fronte che guarda verso i Fori dove si registrano cedimenti e smottamenti. Infine all'interno degli Orti Farnesiani si sono verificati crolli. Nel 2000, grazie al piano nazionale dell'archeologia, siamo riusciti a intervenire su un crollo degli anni '90. Ma sono interventi a tampone. Per mettere in sicurezza tutto il colle occorrerebbe un intervento molto costoso». Quanto? «Almeno 100 milioni di euro, 200 miliardi di vecchie lire». Tanto. Troppo. Poco. Ma quanto valgono le prime capanne romane, compresa la «casa Romuli»? Oppure le «domus» di Tito Sempronio Gracco, Licinio Crasso, Marco Livio Druso, Cicerone, Milone, Clodio, Marc'Antonio? E quella di Augusto? E quelle poi dei suoi successori, Tiberio, Caligola, Nerone, Domiziano, Settimio Severo? II «Palatium», dove è nato il potere dell'antica Roma È il primo colle di Roma, nella tradizione dimora del re Evandro e scelto da Romolo per fondarvi la città nel 754 a.C. Il «mons Palatinus» è costituito dalle tre alture «Germalus», «Velia» e «Palatium». Da quest'ultimo è nato il termine «Palazzo». Le capanne di Romolo e le Domus degli imperatori Tra il Foro e il Circo Massimo, il Palatino ha ospitato le prime capanne, i primi templi e poi le «domus» dei personaggi più in vista della Roma repubblicana e imperiale, da Cicerone ad Augusto, Caligola, Tiberio, Nerone, Settimio Severo. Gli «Orti farnesiani» e il primo giardino botanico del mondo Gli «Orti farnesiani» furono voluti nel '500 dal cardinale Alessandro Farnese per conto del Papa Paolo III. A realizzarli artisti come il Vignola, Jacopo Del Duca e Girolamo Rainaldi. Nel 1625 videro sorgere il primo giardino botanico del mondo.