"I siti che l'Unesco riconosce "patrimonio dell'Umanità" sono troppi. Diciamolo francamente: c'è una svalutazione di questo riconoscimento proporzionale al fatto che si è troppo largamente diffuso». Così ha dichiarato il ministro italiano dei Beni e delle Attività culturali, Rocco Buttiglione, chiudendo a Venezia il convegno sul tema "Conservazione e valorizzazione delle città d'arte protette dall'Unesco: prospettive e proposte a confronto". Poco prima, Marie-Paule Roudil, capo sezione cultura dell'ufficio Unesco di Venezia, aveva bacchettato l'Italia per non aver ancora ratificato la convenzione del2003 sul patrimonio culturale intangibile. La miglior difesa è l'attacco, recita l'adagio. Forse il ministro ha messo in pratica l'antico consiglio. Ma sferrando l'offensiva, avrebbe potuto guarnire la propria critica con esempi acconci. A quali siti appartenenti a quali nazioni possiamo riferirci per dimostrare che la "patente" Unesco si sta svendendo? Tra i "patentati" ci sono l'Acropoli di Atene come la città di San Gimignano, le vigne di Saint-Emilion in Aquitania come il lago Malawi nel Malawi, il barocco di Noto come la cattedrale di Amiens. Chi usurpa? Chi svende? Chi deprezza?