ROMA - Entro l'estate tutte le ferite e le cicatrici del Palatino saranno evidenziate da uno studio a tappeto, che dovrà dettare tempi e modi degli interventi di risanamento più urgenti. Incrociando queste priorità con l'esigenza di non ostacolare più di tanto l'accesso del pubblico alle aree archeoiogiche. E' la risposta del ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione all'allarme sulle pessime condizioni di salute del colle che domina il Colosseo e i fori e che racchiude con le regge e i monumenti della Roma imperiale anche la chiave per decifrare segreti e leggende della storia di fondazione della città. Allarme scattato alla fine del novembre scorso, quando dopo vari giorni di pioggia, nella zona degli Orti Farnesiani crollò un muretto di contenimento, che non figurava neppure tra le tante vestigia del complesso ritenute più degradate e più a rischio. Da una decina d'anni i progetti per una terapia globale del Palatino, presentati in vari convegni, ristagnano nei cassetti della soprintendenza, in attesa di trovare i fondi, per avviare l'operazione. Tirati fuori solo per i pochi cantieri di tamponamento che fino ad ora è stato possibile aprire, con dotazioni ordinarie o stanziamenti di altre fonti come il Lotto. Ma la scoperta della falla di quel muretto venuto giù a sorpresa ha convinto il ministro Rocco Buttiglione e il soprintendente Angelo Bottini a cambiare passo e metodo con un nuovo monitoraggio, affidato all'ingegnere Giorgio Croci, lo strutturista che pilotò l'intervento di salvataggio della basilica di Assisi. I primi risultati di questa revisione, che dovrebbe concludersi entro i prossimi sei mesi, sono stati presentati ieri al Collegio romano. «Riesaminando al dettaglio i piani già preparati ed integrando questa massa di dati con quelli di altre ispezioni, abbiamo cominciato a riscrivere la mappa del Palatino e la classifica degli interventi più urgenti», spiega Giorgio Croci, mostrando carte e fotografie delle otto zone in cui è stata divisa l'area. Su ogni carta le macchie rosse evidenziano punti e situazioni dove il pericolo di crolli, cedimenti, smottamenti "è più alto e le cure improcrastinabili. Spie d'allarme che punteggiano tutto il fronte lungo via San Teodoro, che rischia di venir giù, ma si accendono qua e là negli ambulacri della Domus Tiberiana, tra le rovine degli edifici severiani lungo via dei Cerchi, di fronte alle mura sbrecciate di dimore ormai illeggibili trasformate in fondali di contenimento di una vigna seicentesca, ad archi lesionati, contrafforti che non sostengono più neppure se stessi. Le macchie arancioni segnalano invece situazioni di pericolo meno incombenti. Le gialle i monumenti da mettere al riparo da eventi sismici. Tre graduatorie, che consentono di valutare - questa è la novità spiega Giorgio Croci - come graduare le somme da mettere in campo. Se questi calcoli sono giusti i fondi per curare le ferite più preoccupanti del Palatino ammonterebbero a un 13 per cento dei 130 milioni di euro, preventivati dai vecchi progetti della soprintendenza: occhio e croce 15 milioni di euro. Certo una cifra più abbordabile. Il problema è che con i tagli subiti dalla cultura le casse sono a secco, e la copertura è solo una promessa rinviata al futuro, una patata bollente che toccherà a chi vincerà le elezioni. «Per ora - precisa il ministro Buttiglione - si potrà attingere ad un serbatoio di 4 milioni di euro, che sono riuscito con molta fatica ad attivare. Lo stesso però - aggiunge - che deve servire a tamponare anche l'emergenza della Domus Aurea, chiusa per via delle infiltrazioni che calano dal manto di terra del Colle Oppio». Comunque sia un passo avanti. Anche perché, con i nuovi criteri adottati, questo censimento degli interventi, terrà conto di due altre esigenze prima ignorate: la necessità di dosare e contenere sacrifici e divieti ai visitatori del Palatino e quella di approfondire la conoscenza dell'intera area, in molte zone ancora incredibilmente sommaria.
Il Palatino è malato: per sanarlo pronto il piano d'emergenza
Il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione ha annunciato che un nuovo studio a tappeto sul Palatino, iniziato ieri, dovrà determinare tempi e modi degli interventi di risanamento più urgenti. Il progetto, affidato all'ingegnere Giorgio Croci, mira a riscrivere la mappa del Palatino e classificare gli interventi più urgenti, tenendo conto della necessità di non ostacolare l'accesso del pubblico alle aree archeoiogiche. Il censimento, che dovrebbe concludersi entro i prossimi sei mesi, ha già evidenziato zone di pericolo più alto, come via San Teodoro e la Domus Tiberiana.
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