II ministro Urbani ha presentato con molta enfasi la prossima Settimana dei Beni culturali: conferenze, mostre, concerti, proiezioni cinematografiche. Ottima cosa divulgare i nostri beni culturali anche ai non addetti ai lavori. Mi chiedo tuttavia come tutto ciò si possa conciliare con i recenti tagli effettuati alla dotazione ordinaria di molte istituzioni culturali, a causa dei quali alcuni Archivi di Stato, per esempio, nei prossimi mesi non potranno più garantire l'apertura al pubblico, perché saranno finiti i fondi per pagare la bolletta della luce o per far effettuare le pulizie, che già adesso sono ridotte al minimo della decenza. Da anni in Italia studiare diventa sempre più difficile e costoso. I tagli alla spesa colpiscono il funzionamento, l'acquisto di libri e di attrezzature indispensabili; invece i soldi per le mostre, le feste e la rappresentanza immancabilmente saltano fuori. Sarebbe ora che qualcuno spiegasse questo mistero italiano. Silvano Gavazza Università di Trieste