Roma, da qualche mese un team di studiosi sta valutando quali sono gli interventi più urgenti. Per i primi servono 15 milioni di euro ROMA Più che di restauro si parla di sicurezza, più che di "grandi opere" di tante piccole opere in divenire, mese dopo mese, anno dopo anno, perché la situazione è grave, anche gravissima in alcune zone, ma chiudere un luogo simbolo della storia di Roma come il Palatino è impossibile, perché la perdita economica e culturale sarebbe troppo grave. A tre mesi dal crollo di un muro di contenimento nell'area degli "Orti Farnesiani", il ministro dei Beni Culturali Buttiglione, insieme al soprintendente archeologico di Roma Angelo Bottini, tornano a lanciare l'allarme sullo stato di salute del Palatino, il sito archeologico più frequentato di Roma insieme al Colosseo, che richiama ogni anno oltre quattro milioni di visitatori con un guadagno per lo Stato di circa 20 milioni di euro. Sul colle dove gli imperatori romani e poi i principi rinascimentali costruivano le loro ville sfarzose, chiamando a progettarle i più grandi architetti, i pittori e gli scultori più illustri, si susseguono crolli e cedimenti mentre le piogge alluvionali provocano smottamenti e frane del terreno. Per adesso però, se si corre ai ripari, non c'è bisogno di chiusure forzate, a differenza di quanto è accaduto nel dicembre scorso per la Domus Aurea, la bellissima villa di Nerone che rischia di nuovo di sprofondare sotto il peso secolare dei giardini di un altro colle, il colle Oppio. La strategia è quella della prevenzione. Così ieri dopo aver annunciato che per risanare il Palatino ci vorrebbero circa 130milioni di euro, ma che per adesso ne sono stati stanziati soltanto quattro, anche se per 15 anni consecutivi, (compresi i fondi del Lotto), Buttiglione ha presentato i risultati del primo monitoraggio di questo sito grande 27 ettari, dove sorgevano le case di Augusto e di Tiberio, di Nerone e di Domiziano, e poi gli orti e i giardini dei principi Barberini e dei Farnese. Il monitoraggio, affidato al professor Giorgio Croci, già ideatore di restauri "arditi", come il salvataggio della Torre di Pisa, il recupero del Duomo di Assisi e il ritorno in Etiopia della Stele di Axum, ha individuato una scala del rischio sismico e statico dei monumenti, che potrà così permettere, a partire dall'estate prossima i primi interventi di consolidamento. «Il progetto è quello di procedere un po' come fanno i medici, anamnesi, diagnosi e terapia spiega Giorgio Croci con lo scopo primario di abbassare i picchi di pericolosità, un obbiettivo realizzabile con i fondi attuali». In pratica una sorta di "cantiere permanente", virtuale e reale nello stesso tempo, che permetta, intanto, di mettere in sicurezza l'area senza chiuderla. Anche se le zone a rischio "rosso" sono davvero tante: l'area di Augusto e la Domus tiberiana, le gallerie sotto gli orti farnesiani, i mercati severiani, la Vigna Barberini. «Questo monitoraggio ha precisato il soprintendente Bottini, che annuncia di voler ristudiare il sistema dei biglietti dei monumenti romanici permetterà di distribuire le risorse con intelligenza». E sempre per trovare fondi Buttiglione afferma di non essere contrario alla creazione, all'interno dei siti archeologici, di nuove zone a pagamento.
Sos Palatino, frane e crolli malato il Colle degli imperatori
Un team di studiosi sta valutando gli interventi più urgenti per il Palatino, il sito archeologico più frequentato di Roma. Il ministro dei Beni Culturali Buttiglione e il soprintendente archeologico Angelo Bottini hanno lanciato allarme sullo stato di salute del sito, che richiama ogni anno oltre quattro milioni di visitatori. I crolli e cedimenti del terreno, provocati dalle piogge alluvionali, hanno messo in pericolo la sicurezza dei monumenti. La strategia è quella della prevenzione, con interventi di consolidamento e monitoraggio. Il monitoraggio ha individuato una scala del rischio sismico e statico dei monumenti, che permetterà di procedere con i primi interventi di consolidamento.
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