II cda confermalo slittamento dell'inaugurazione al 2007 per ridurre il passivo a 4,5 milioni. Appello del sindaco alla città Comunale, solo sei spettacoli Cofferati: "Aziende e istituzioni ci diano una mAno subito " CONTENUTI i costi, avviate azioni positive per reperire risorse, il bilancio preventivo del 2006 che la Fondazione Teatro Comunale ha approvato ieri, all'unanimità, prevede un passivo di circa4,5 milioni di euro; prevede anche che la stagione 2006-2007 si svolga «esclusivamente» nel 2007, e cioè che la programmazione lirica sia sospesa da giugno a dicembre, e che i titoli in cartellone siano sei, e non otto. Tagliata la produzione, compressi i costi, individuate nuove entrate (tra le altre, il 5 per mille), comunque il 2006 si chiude con un disavanzo di 4.467.848 euro: non si presenta un bilancio preventivo in passivo, «il teatro rischia il commissariamento», così come tutti i teatri lirici italiani, ma «abbiamo voluto presentare un bilancio reale e trasparente», ha dichiarato il sindaco presidente Sergio Cofferati durante la conferenza stampa che ha seguito la conclusione della riunione del consiglio d'amministrazione. Realismo e trasparenza non prevedono che la stagione d'opera s'inauguri a novembre, come non più tardi d'una settimana fa lo stesso Cofferati, s'era augurato avvenisse: lo prevede, al momento, solo «la speranza», così si è espresso il sindaco, legata all'appello che il presidente e il sovrintendente Stefano Mazzonis rivolgono alla città, alle sue forze istituzionali, Regione (due i disegni di legge a sostegno del Teatro, per iniziativa di An e dei Ds) e Provincia in primis, e imprenditoriali, a istituti e fondazioni bancarie, perché partecipino a uno sforzo straordinario: dare la disponibilità immediata di risorse che permettano, di qui aunmese, di valutare se aggiungere o no il settimo titolo alla stagione, vale a dire l'opera inaugurale di novembre. Tecnicamente è possibile, anche con così breve preavviso, allestire l'opera tradizionalmente affidata al direttore musicale Daniele Gatti: «C'è grande sensibilità da parte degli artisti; possiamo domandare loro una disponibilità, che sarà in seguito tradotta in un contratto. Certo, occorre trovare un titolo realizzabile. Abbiamo delle ipotesi», spiega il direttore artistico Vincenzo De Vivo. Anche qualcosa di più, gli fa eco il sovrintendente Mazzonis. Il Comune farà la sua parte, ha assicurato il sindaco, benché non abbia quantificato l'entità dell'investimento straordinario. No, non verrà acceso alcun mutuo per il ripiano del deficit, «non è tecnicamente fattibile». I potenziali sponsor dell'inaugurazione sono già stati coinvolti, si attende la loro risposta entro un mese. A metà marzo il consiglio d'amministrazione deciderà di conseguenza; in giugno, tradizionale scadenza di presentazione della stagione, si saprà se essa avrà inizio in novembre, con sette titoli, o in gennaio con sei. «Noi pensiamo ha detto Cofferati - che non ci si debba arrendere alle difficoltà provocate dal calo vistoso delle risorse causato dalla riduzione del Fondo Unico per lo Spettacolo, da una contestuale limitata riduzione dei soci privati, nonché dal trascinamento di difficoltà fisiologiche divenute più consistenti a causa degli ultimi tagli» (il disavanzo di 2,5 milioni nel 2004 è divenuto 3,3 milioni nel 2005 e, se non fosse stato corretto, a 7,2 milioni nel 2006, anno in cui il contributo dello Stato passa da 15 a 12 milioni). Due le cose da fare: «la prima, nel medio periodo, è por mano alla riforma delle Fondazioni liriche, introducendo reali incentivi fiscali». La seconda «è rendere disponibili maggiori risorse per il Fus e riorganizzarlo». Quel che possiamo fare noi, aggiunge Cofferati, è chiedere da subito, con «un'operazione verità», uno sforzo straordinario alla città che ospita il teatro. Resa o no, il bilancio «tagliato» costituisce «un atto dovuto», commentano a denti stretti i rappresentanti sindacali, che il sindaco ieri ha elogiato per correttezza di relazioni e unitarietà d'intenti. Ma resta il fatto che, come ha ripetuto la quarantina di dipendenti che ieri mattina ha manifestato davanti al teatro (con un documento sottoscritto da tutte le sigle sindacali, confederali e autonomi) «il rinvio dell'inaugurazione e il taglio alla produzione sono inefficaci». Altri dipendenti hanno diffuso una lettera aperta alla città: «Siamo convinti che il deficit si sarebbe potuto limitare agendo sui vari fronti dell'organizzazione del lavoro, del rispetto della pianta organica (sono proliferate nuove figure quali il segretario tecnico o il direttore marketing e immagine e svariati altri rapporti di consulenza) e del controllo delle spese... Se si decide di tagliare la produzione i primi a pagare saranno i lavoratori precari, i più deboli, che a settembre non verranno riassunti...».