NAPOLI. Diventerà ancora più facile investire in cultura. È infatti pronta la modifica alla legge sulle erogazioni liberali, con l'eliminazione del tetto fissato a carico dei destinatari. Ora si studia quale strumento legislativo adottare per renderla efficace al più presto. Un annuncio atteso, quello fatto da Enrico Bellezza, consulente del ministro Giuliano Urbani, in occasione del Forum Impresa e cultura che si è tenuto a Napoli. Al Forum è seguita la consegna dei Premi Impresa e cultura alla presenza del presidente degli industriali italiani, Antonio D'Amato, altra tappa della più articolata Settimana della cultura, organizzata da Confindustria. Vicina la modifica alla legge. Ieri a Napoli il Forum Impresa e cultura. Dopo un approfondito studio sui motivi che frenavano l'utilizzo delle agevolazioni fiscali introdotte nel 2000 a favore delle imprese che investono in cultura e nel sociale, il testo ora è pronto. È prevista l'eliminazione totale del tetto di 139,5 milioni di euro fissato dall'amministrazione finanziaria per evitare problemi sul fronte delle entrate fiscali. Allo stesso scopo verrà introdotta una aliquota sostitutiva dell'1 a carico del donante che consentirà il monitoraggio delle liberalità a favore della cultura e la relativa riduzione del gettito fiscale. Del resto, lo scarso ricorso alle agevolazioni (che consiste nella detrazione dal reddito dell'importo totale) ha consentito di accantonare somme per 100 milioni di euro per il 2001 e per il 2002. «Prevediamo che entro pochi mesi possa entrare in vigore questa importante modifica - dice Bellezza - fortemente voluta dal ministro Urbani». Con le correzioni studiate, la legislazione italiana dovrebbe diventare tale da consentire con snellezza ed efficacia gli investimenti di carattere culturale. «Siamo abituati a mitizzare l'America - dice Massimo Sterpi, legale esperto del settore - invece per una volta scopriamo che il nostro sistema è più favorevole perché non fissa, a differenza delle norme vigenti negli altri Paesi, tetti massimi di investimento a carico dei donanti. Gli strumenti oggi ci sono, basta usarli». Ma quali sono le imprese italiane che investono in cultura? «Un tempo questo tipo di attenzione era propria della grande impresa - dice Cesare Annibaldi, presidente della Commissione cultura di Confindustria - oggi anche piccole e medie società, per svariati motivi, si avvicinano a questo tipo di cultura». E il presidente degli industriali di Napoli, Tommaso Iavarone aggiunge: «È innegabile, il Mezzogiorno su questo fronte è arretrato, ma non siamo all'anno zero». Alle imprese che con continuità hanno realizzato investimenti in attività culturali e nel sociale è stato dedicato il premio Impresa e Cultura promosso da Confindustria, De Agostini Rizzoli Arte Cultura, «II Sole-24Ore», ministero delle Attività produttive-Ice, Regione Campania, Assolombarda. Otto in totale le imprese premiate: Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze, Pedrollo, Benetton group, Azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, Illycaffè, Coop Adriatica e Gevi, Grafiche Antiga.
Investimenti in cultura, il tetto sarà abolito
La modifica alla legge sulle erogazioni liberali è pronta per essere approvata. L'eliminazione del tetto di 139,5 milioni di euro per le agevolazioni fiscali introdotte nel 2000 a favore delle imprese che investono in cultura e nel sociale è prevista. La modifica prevede anche l'introduzione di un'alienota sostitutiva dell'1% a carico del donante per il monitoraggio delle liberalità a favore della cultura. La modifica è stata voluta dal ministro Giuliano Urbani e prevede che entro pochi mesi possa entrare in vigore. Le imprese italiane che hanno realizzato investimenti in attività culturali e nel sociale sono state premiate con il premio Impresa e Cultura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo