ORISTANO. Il sarcofago trovato a Paulilatino? Gli esperti che lo hanno potuto esaminare, più o meno da vicino, sembrano d'accordo sul fatto che non provenga da una tomba etrusca, ma piuttosto da una delle botteghe di falsari proliferate nella zona di Tarquinia dal Rinascimento a oggi. Sempre a sentire gli esperti, questo falso ben confezionato un suo valore storico, culturale, artistico o almeno documentario, comunque ce l'ha. E allora è già cominciata la corsa per poterlo esporre nel proprio museo. Vero o falso che sia. Il primo a mettere le mani avanti per accaparrarselo è stato l'assessore regionale alla Difesa dell'Ambiente Tonino Dessi, che martedì scorso, annunciandone il ritrovamento e il recupero da parte della Forestale, si è augurato che possa restare in Sardegna. Memore delle guerre di campanile scoppiate di recente in provincia di Oristano proprio per questioni attinenti alla custodia di importanti reperti archeologici, l'assessore Dessi in quella occasione si era anche augurato che non succedesse la stessa cosa per il sarcofago di Paulilatino. Detto, fatto. L'assessore se n'era appena andato, richiamato da urgenti impegni di Giunta, che in quella stessa sede un rappresentante del Comune di Paulilatino avanzava una esplicita richiesta perché il sarcofago possa un giorno essere custodito ed esposto nel paese dei cento nuraghi nelle cui campagne è misteriosamente approdato, all'ombra di un macchione di lentischio. Per il momento, il problema appare comunque prematuro. Per ora, le ragioni della Giustizia prevalgono infatti su tutte le altre. Il reperto, a qualunque epoca appartenga, vero o falso che sia, è infatti sotto sequestro nell'ambito di una indagine giudiziaria per traffico clandestino di reperti archeologici (molti dei quali spesso sono fasulli) e per ora rimane chiuso nel Centro operativo di Fenosu del Corpo Forestale della Regione. E mentre gli studiosi cominciano ad avere le idee chiare sulla vera natura del reperto, e ancor più le avranno quando potranno analizzare la pietra in cui è scolpito, che sembra essere un tufo particolare tipico della Tarquinia, restano misteriose le circostanze del ritrovamento. Le fonti ufficiali sono rimaste molto sul vago. La versione ufficiale è che il sarcofago sia stato trovato a gennaio nascosto dentro un macchione di lentischio in territorio di Paulilatino nell'ambito di una indagine coordinata dalla Procura ori-stanese. Il professor Raimondo Zucca, che ha partecipato alle operazioni di recupero, avvenute di notte e coordinate dall'ufficiale della Forestale Tiziana Pinna, aggiunge che il luogo del ritrovamento era un grande tancato con cavalli al pascolo e acquitrini gelidi. La versione ufficiosa, che circola da qualche giorno anche lontano da Ori-stano, concorda su qualche particolare ma ne racconta altri molto discordanti, accennando per esempio alla presenza di una misteriosa macchina rubata che invece non esiste nel racconto ufficiale. Si dice anche che il sarcofago «etrusco» sarebbe stato discretamente ma inutilmente piantonato per qualche tempo con la speranza di sorpendere i trafficanti clandestini. Agli appostamenti avrebbero partecipato sempre secondo le fantasiose versioni ufficiose anche uomini di altri corpi di Polizia e non solo della Forestale. E, soprattutto, che la sorpresa è stata davvero grande per chi ha trovato il sarcofago perché non era certo quello che cercavano.