Sono i giudici più severi, magari un po' prevenuti (anche se sono sempre pronti a rivedere i loro giudizi), ma ascoltarli è assolutamente indispensabile per capire qual è il livello di gradimento dell'offerta turistica italiana sui mercati internazionali, da quello (tradizionalìssimo e consolidato) tedesco a quello (nuovissimo e portatore di grandi speranze) cinese. È quello che ha fatto, su incarico di ExpoCts(la società di Fiera Milano che organizza la Bit), Klaus Davi, il ricercatore specializzato nell'analisi della stampa internazionale: per un anno intero, il 2005, tutto il suo team (con il sostegno di dieci traduttori) ha letto e classificato migliaia e migliaia di articoli, reportage, inchieste, interviste, servizi sul turismo nazionale pubblicati sulle principali testate del mondo, dal New York Times al China Today, e il risultato (presentato sabato 18 febbraio nell'inaugurazione della Bit) è un robusto e dettagliatissimo rapporto sull'Immagine dell'Italia turistica sulla stampa estera nel 2005, su cui gli addetti ai lavori, pubblici e privati, assessori regionali e tour operator, faranno bene a meditare. Perché se l'Indice di Gradimento Qualitativo (Indimq), un parametro inventato da Klaus Davi per riassumere il giudizio della grande stampa internazionale sui vari aspetti del turismo italiano, è ancora complessivamente positivo (soprattutto per certe nuove aree di sviluppo rappresentate dai pìccoli centri, dai borghi storici, dall'enogastronomia di qualità), la situazione di quelli che possiamo definire i comparti tradizionali (il mare, le città d'arte) (nostra segni di pericoloso degrado. Lo fanno rilevare soprattutto i grandi giornali tedeschi, osservatori attenti e impietosi della crisi del Belpaese. «Addio Adriatico», titola il Frankfurter Allgemeine e chiarisce: «Stiamo assistendo al collasso di una vera e propria cultura dell'ospitalità che ha caratterizzato l'intera costa adriatica, da Trieste alla Puglia». E in un'inchiesta successiva (agosto 2005) lo stesso giornale (che non usa i toni scandalistici della popolare Bìld) spiega che «l'Italia non sta sfruttando il proprio potenziale sul mercato del turismo del quale sembra non comprendere le domande e i meccanismi». Le responsabilità non sfuggono: «Lo sviluppo del turismo non è affidato ad un organo centrale ma è disperso fra i vari governi regionali all'Interno dei quali I polìtici cercano di sopraffarsi a vicenda...». Eppure l'Italia non perde il suo fascino, Anzi offre (soprattutto ai francesi e agli inglesi che se ne sono accorti per primi) nuovi angoli di benessere turistico, via dalla pazza folla delle spiagge adriatiche e perfino dalle grandi città d'arte e dai grandi musei dove è quasi impossìbile - si legge sul francese le Monde godersi in santa pace un quadro di Raffaello o una scultura dì Michelangelo, L'Italia che piace sempre di più agli stranieri (e la ricerca di Klaus Davi lo certifica con centinaia di citazioni giornalistiche) è quella minore dei borghi storici «immersi in pacifici paradisi campestri» {The Guardian) dove godersi la natura, il riposo, le antiche tradizioni e gli antichi sapori.