Mentre i provvedimenti attuativi della procedura di archeologia preventiva si fanno attendere, le soprintendenze navigano a vista. Di fronte alle prime domande d'iscrizione all'elenco degli archeologi, l'atteggiamento è quello di raccogliere e archiviare, aspettando ulteriori istruzioni da parte del ministero dei Beni culturali. In Toscana, ad esempio, ne sono già arrivate almeno una decina, firmate da singoli professionisti. Ancora non si muovono, invece, i dipartimenti universitari chiamati in causa dal Dl 632005. Tutto tace anche sul fronte delle stazioni appaltanti, che non possono trasmettere alle soprintendenze le relazioni ar-cheologiche sul progetto preliminare da approvare, dato che non c'è chiarezza sui soggetti che hanno titolo a predisporre i documenti. «La legge che istituisce l'archeologia preventiva è positiva», osserva Giuseppina Carlotta Cianferoni, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana, «è stata così istituzionalizzata una prassi che nei casi più complessi, come ad esempio il tracciato della Tav, abbiamo sempre cercato di adottare, chiedendo in conferenza di servizi di effettuare un'indagine archeologica, prima di effettuare il tracciato». Il ritardo dei provvedimenti attuativi crea, però, un certo imbarazzo. Non si sa cosa rispondere agli archeologi che tentano di iscriversi a un elenco che non c'è. Inoltre, si sente la mancanza di criteri per individuare i casi in cui occorre disporre la verifica archeologica preventiva. Infine, non si capisce se la relazione può essere firmata da soggetti singoli anche quando il progetto preliminare riguarda opere particolarmente rilevanti, oppure se le stazioni appaltanti si devono obbligatoriamente rivolgere a dipartimenti universitari. Senza le linee guida si corre, in sintesi, il rischio che ogni soprintendenza si comporti in modo diverso, e che l'attuazione della legge avvenga a macchia di leopardo. Un pericolo che, però, non allarma tutti nella stessa maniera. Per Angelo Bottini, soprintendente di Roma, le linee guida non sono così fondamentali per avviare la macchina dell'archeologia preventiva. «L'unico provvedimento indispensabile per far partire il tutto - dice - è il decreto per istituire l'elenco degli archeologi abilitati a redigere la relazione». Ma l'esperienza della capitale rappresenta un caso a sé. «A Roma l'archeologia preventiva serve sempre e comunque - prosegue Bottini - nessuno può intervenire senza prima effettuare approfonditi studi archeologici, anche adesso viene attuata per il tracciato della metro C, nella fase più preliminare possibile, prevedendo appositi capitoli di spesa».