Ieri, in aula a Torino, erano presenti sette sardi e due corsi, i componenti della banda Una richiesta di risarcimento danni da un milione di euro e la costituzione di parte civile nel processo: il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, ha affidato agli avvocati dello Stato l'incarico di occuparsi dei 250 reperti di epoca nuragica recuperati dai carabinieri del Nucleo della tutela del patrimonio culturale nel giugno 2004. E sono nove i sardi che devono rispondere di diversi reati davanti al Tribunale di Torino. Nella prima udienza del processo a carico di Arturo Cos-sa, Michele Zara, Giovanni Battista Azzena, i corsi Guy Esplat e Francois Venturini, 1'ozierese Mario Lostia, Giovanni Gungui, Francesco Maoddi e Daniele Farina, lo Stato ha presentato il conto. Non c'era invece nessuno a tutelare gli interessi della Regione Sardegna, fatto notato da tutti nell'aula del palazzo di giustizia torinese. Perché il procedimento iniziato nei giorni scorsi non riguarda qualche pezzo di anfora o un bronzetto passato dalle mani di un tombarolo a quelle di un collezionista compiacente. Questa volta si parla di 250 pezzi che comprendono anche navicelle, pugnali votivi, lance, monili, bracciali e altri oggetti che secondo gli esperti provengono da un unico sito, sconosciuto agli archeologi. Secondo una stima effettuata dai periti dei giudici di Torino, il valore del materiale è di circa seimila euro a centimetro. Si parla quindi di reperti di straordinario interesse, pezzi unici che stavano per finire, secondo i pm piemontesi, nel nord Europa. Nel giugno 2004, la polizia bloccò nel centro di Torino un'Alfa Romeo con cinque persone a bordo. Nell'auto, sistemati in modo da evitare anche il minimo graffio, i reperti di epoca nuragica e alcuni quadri che poi si sono rivelati falsi e senza alcun valore. Oltre alle cinque persone fermate nell'ambito di un'indagine dei carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Sassari, la polizia giudiziaria si occupò successivamente di Mario Lostia, Giovanni Gungui, Francesco Maoddi e Daniele Farina. Per i pm Roberto Sparagna e Sandro Ausiello, sono loro che avrebbero avuto la disponibilità del materiale. Mentre il ruolo di Azzena, Zara, Cos-sa e dei due corsi, riguarda esclusivamente il trasferimento dei reperti dal Piemonte alla Svizzera. Dal Ministero dei Beni Culturali sono arrivati i complimenti ai militari che si sono occupati dell'inchiesta. Nella prima udienza, soltanto Giovanni Battista Azzena, difeso dall'avvocato Salvatore Biosa, e Giovanni Gungui, di Orgosolo, assistito da Mario Lai, non hanno chiesto il rito abbreviato. Salvatore Biosa, ha annunciato di voler chiedere il trasferimento del processo a Tempio per questioni di competenza territoriale.
Processo ai grossisti di bronzetti
Ieri, a Torino, è iniziato un processo a carico di sette sardi e due corsi, accusati di aver trasferito 250 reperti di epoca nuragica recuperati dai carabinieri nel 2004. Il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione, ha affidato agli avvocati dello Stato l'incarico di occuparsi del caso. I reperti, che includono oggetti come navicelle, pugnali votivi e lance, sono stati recuperati in un'Alfa Romeo fermata nel centro di Torino. I sardi e i corsi, accusati di aver trasferito i reperti in Svizzera, devono rispondere di diversi reati davanti al Tribunale di Torino.
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