GENOVA Buona parte dei soldi legati all'8 per mille che tanti scelgono di destinare allo Stato anziché alle istituzioni religiose di vari aedi, ritorna alla Chiesa cattolica sotto forma di restauri a chiese, pievi, cappelle. La questione dibattuta da tempo da agnostici, atei o semplicemente cittadini consapevoli, trova una nuova conferma in una relazione presentata ieri nella sede genovese di Forza Italia, dal sottosegretario agli Affari regionali Alberto Gagliardi, a mo' di bilancio dei fondi arrivati alla regione Liguria dal governo Berlusconi che «tra interventi e contributi attivati - dice Gagliardi - ammontano a 10 miliardi di euro». Nel novero figura anche il Terzo valico, il raddoppio della ferrovia Genova-Ven-timiglia e altre opere di infrastrutture su cui si discute da decenni Passando alla voce «Gestione Otto per mille» si scopre che tra il 2001 e il 2004, di 7 milioni di euro provenienti dalla ripartizione della quota dell'8 per mille devoluta alla gestione statale, buona parte sono tornati alla Chiesa cattolica ligure sotto altre vesti: sono stati rimessi in ordine proprietà della Curia vescovile di Venti-miglia (420 mila euro a Villa Rothemburg. nel 2004); un istituto delle Figlie di San Giuseppe che gestisce a Genova una scuola elementare e materna parificata ha ricevuto 1 milione 100 mila euro tra il 2003 e il 2004. E poi restauri di chiese e cappelle a gogò: San Michele Arcangelo di Celle ligure nel 2004, 100 mila euro; le chiese di Santo Stefano a Lavagna oltre 600 mila euro e San Michele di Ventimiglia con 520 mila euro, nel 2003; la chiesa fortezza di San Pietro di Cipressa nell'imperiese oltre 500 mila euro nel 2002 e via di seguito. Ma non hanno già l'8 per mille le chiese? «E quelli servono per i preti», sospira Gagliardi. La questione si replica chiaramente a livello nazionale. Navigando in internet si trovano tonnellate di documenti, compresa l'intera ripartizione della quota dell'otto per mille dell'lr-pef devoluta alla diretta gestione statale, divisa per annate. E anche qui pieve, chiese, istitu-ti...«Non c'è da stupirsi - dice Vincenzo Domito, il presidente del Aduc, un'associazione per la tutela di utenti e consumatori che ha sede a Firenze - La prassi continua come denunciato da noi via via negli anni. In realtà si tratta di una beffa nei confronti dei contribuenti». Domito spiega infatti che «la legge 222 dell'85 sull'8 per mille serviva per dare i soldi ai fondi religiosi, ma è successo che chi invece li vuole versare allo Stato, di fatto li vede rispuntare in restauri di edifici religiosi. Intendiamoci, non si tratta di un illecito - precisa Domito - in quanto beni culturali sono già affidati allo Stato dal Concordato. La nostra è piuttosto una denuncia in termini politici, proprio per come hanno architettato la donazione». Aduc ad esempio ha segnalato che nel 2002 un terzo di 100 milioni di euro devoluti allo Stato sono andati a ristrutturare beni culturali della Chiesa. Non è facile però risalire a un computo globale più recente. I dati fomiti dal governo e soprattutto dai culti relativamente all'8 per mille sono molto parchi. Ad esempio, secondo quelli diffusi dal ministero delle Finanze, relativamente ai redditi 2000 che sono stati ripartiti nei 2004, tra i cittadini che hanno messo la croce per scegliere a chi devolvere l'8 per mille, l'87,25 ha scelto la chiesa cattolica e il 10,28 lo Stato, il resto le comunità ebraiche, i luterani o altri culti, ma con percentuali molto minori. Per un totale dunque, tra i fondi dati per scelta e quelli derivanti da scelte non espresse, di 100 milioni di euro allo Stato e oltre 782 milioni di euro alla chiesta cattolica, a fronte di un totale di quasi 900 milioni di euro raccolti in totale.
8 per mille, si raddoppia. Alla Chiesa i soldi destinati dai contribuenti allo Stato
Il governo Berlusconi ha destinato 10 miliardi di euro all'8 per mille, una quota del reddito che i cittadini devono versare allo Stato. Tuttavia, la maggior parte di questi fondi è stata destinata a restauri di chiese, pievi e cappelle, come ad esempio la chiesa di San Michele Arcangelo a Celle ligure, che ha ricevuto 100 mila euro nel 2004. La questione è stata dibattuta da tempo, con alcuni critici che sostengono che i soldi dovrebbero essere destinati allo Stato anziché alle istituzioni religiose.
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