Prima del recupero dell'estate scorsa, il relitto del piroscafo affondato era stato saccheggiato da una spedizione autorizzata a recuperare il carico di un altro relitto LIVORNO Non c'è pace per il tesoro del "Polluce". Il fantasma del piroscafo napoletano speronato nel 1841 davanti a Porto Azzurro e protagonista di due clamorosi recuperi, uno "pirata" di alcuni anni fa, e uno legittimo della scorsa estate, tornerà nelle aule del tribunale di Portoferraio nei prossimi giorni, dopo una prima udienza interlocutoria. E in contemporanea, l'operazione "pirata" è finita anche nelle aule dei tribunali inglesi, dove il 3 marzo prossimo, a East Anglia, il finanziatore dell'operazione, Mr. Coles, ha citato a giudizio i suoi collaboratori del recupero non autorizzato, accusandoli di non averlo informato che il "Polluce" era in acque italiane. Questa del primo recupero "pirata" è uno storia poco conosciuta rispetto alla grande operazione di quest'estate, ma che contiene un intreccio di elementi spionistici, leggendari e ancora assai poco chiari. Il processo di Portoferraio punta a far chiarezza, anche se non sarà facile. Gli unici dati certi sono che cinque anni fa sul relitto del "Polluce" davanti a Porto Azzurro operarono con un pontone della genovese Tecnospamec un gruppo di sommozzatori inglesi che, autorizzati a recuperare lingotti di alluminio di un vicino relitto della prima guerra mondiale, si dedicarono invece al "Polluce", eventrandolo con una benna azionata dal pontone e facendo razzia di monete e monili. Furono traditi da un'asta a Londra dove i carabinieri italiani capirono che monete, vasellame, cammei, monete e orologi d'oro dell'Ottocento italiano dovevano venire da qualche saccheggio subacqueo. Conclusa l'inchiesta furono rinviati a giudizio tre inglesi, organizzatori del recupero, e un francese esperto in antiche mappe nautiche. Di recente anche quattro rappresentanti legali della Tecnospamec di Genova hanno avuto avvisi di garanzia e sono stati interrogati dal carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio di Firenze. Ora si attende il processo, che dovrebbe rivelare anche altri clamorosi passaggi del saccheggio sottomarino.