DOPO L'OK A FAR USCIRE ILTESORO DA BANKITALIA, I SAVOIA PRONTI A COLLABORARE PER UNA MOSTRA A TORINO Vittorio Emanuele: ma quei gioielli restano miei TESORO SAVOIA SI RIACCENDE L'INTERESSE DOPO CHE IL GOVERNATORE DI BANKITALIA HA AUTORIZZATO L' USCITA DAI FORZIERI DELL'ISTITUTO Vittorio Emanuele: non sono dello Stato ma collaborerò alla loro esposizione Vittorio Emanuele di Savoia, sa le buone notizie? «Quali? Mi dica, abbiamo conquistato un'altra medaglia d'oro? L'Italia è salita di nuovo sul podio olimpico? Sa, cerco di tenermi informato su quanto avviene a Torino, ma nelle ultime ore sono stato in viaggio». Vittorio Emanuele è appena rientrato in Svizzera da Torino, ma il suo legame con la capitale olimpica è ormai stretto. Non si tratta delle Olimpiadi, ma dei gioielli delle regine sabaude. Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha reso noto che ora c'è il via libera della Procura della Repubblica alla loro esposizione. Sarà possibile farli uscire dai sotterranei della banca. La Regione Piemonte chiede che siano esposti a Torino. «Attendevo già da tempo questa notizia. Ne sono felice. Torino sarà un'ottima collocazione. Casa Savoia farà tutto quello che è possibile per offrire agli italiani l'occasione di ammirare questa parte di patrimonio sabaudo, per troppo tempo dimenticato. E' un bene che va esposto». Ma a chi appartiene? La principessa Maria Gabriella, sua sorella, nel suo libro «I gioielli di Casa Savoia», pubblicato nel 2002, sostiene che sono di Casa Savoia. Perché sono stati acquistati non dalla corona, ma dalle regine. Nel libro sono pubblicate anche le ricevute di pagamento. «Non c'è dubbio, quei gioielli sono patrimonio privato e personale delle regine. Non sono mai stati dello Stato, nemmeno al tempo della monarchia. Perché non sono stati comperati dalla corona, come è il caso dei gioielli della regina d'Inghilterra. Le regine sabaude lì hanno acquistati a proprie spese e modificati a loro piacere nel tempo. Ad esempio la lunghissima collana di perle della regina Margherita non esiste più nella sua integrità, perché la fece spezzettare per le figlie. Ne ebbe una parte anche la regina Elena». Chiarito questo, non vi sono altri impedimenti all'esposizione dei gioielli? «Da parte nostra no. Non desideriamo creare alcun problema all'esposizione di quei gioielli. Anzi, siamo disponibili a farli esporre a Torino in sede permanente. Purché siano custoditi bene. Che non succeda più quello che è successo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Si ricorda quel brutto furto di mobili storici? Per fortuna a Torino c'è un nucleo in gamba dì carabinieri e di polizia, che hanno recuperato tutto». Tornando ai gioielli, lei ne ha qualche ricordo, possiede l'inventario? «L'inventario? Una copia credo di averla in ufficio. Ma di ricordi personali sui gioielli non ne ho. Sa, lasciai l'Italia quando avevo otto anni. E i miei interessi allora erano quelli di un bambino. So di quei gioielli quello che raccontò l'allora segretario della Real Casa Falcone Lucifero, che li consegnò alla Banca d'Italia su ordine del re mio padre, Umberto II, prima di partire per l'esilio. Comunque posso dire che, pur non essendo un tesoro, come la collezione inglese conservata alla Torre di Londra, rappresentano un importante bene culturale. Me lo ha confermato il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi». Vi siete incontrati a Torino in occasione delle Olimpiadi? «No, ebbi il piacere di incontrare il presidente nel 2005, quando visitai il Quirinale. Mi parlò dei gioielli. Mi disse che li aveva visti quando era governatore della Banca d'Italia, al tempo in cui furono ispezionati dalla Procura della Repubblica». In che stato di conservazione si trovano? «Lo chiesi anch'io al presidente. Mi disse che erano in ottimo stato. Solo le perle si erano un po' opacizzate, perché rimaste troppo a lungo al buio, senza essere indossate. Ma credo che con le attuali tecnologie sia possibile risanarle senza problemi. Mi auguro di poterle ammirare al più presto a Torino, una città che mi ha conquistato, nella quale verrò d'ora in poi sempre più spesso».
Intervista a Vittorio Emanuele: Torino potrà ammirare i miei gioielli
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha autorizzato l'uscita dei gioielli delle regine sabaude da Bankitalia. La Regione Piemonte ha richiesto che siano esposti a Torino. La principessa Maria Gabriella sostiene che i gioielli sono di proprietà privata e personale delle regine. Non sono mai stati dello Stato, nemmeno al tempo della monarchia. I gioielli sono stati acquistati a proprie spese e modificati a loro piacere nel tempo. La principessa non ha ricordi personali sui gioielli, ma ha detto che rappresentano un importante bene culturale. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha confermato che i gioielli sono in ottimo stato di conservazione.
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