GIUSTO mezzo millennio fa, « fu detto al Papa che in una vigna, presso a Santa Maria Maggiore, s'era trovato certe statue molto belle »; Giulio II Della Rovere invia Giuliano da Sangallo a vedere, « e perché Michelangelo Bonarroti si trovava continuamente in casa, che mio padre l'aveva fatto venire » commissionandogli il sepolcro papale, « volle che ancor lui andasse, ed io così, in groppa a mio padre », ricorda, nella maturità, Giuliano da Sangallo, allora di appena 11 anni; ed è tenerissima l'immagine del ragazzino sulle spalle di papà. Così è ritrovato il Laocoonte , che Giuliano identifica subito nel gruppo descritto da Plinio il Vecchio nel palazzo dell'imperatore Tito: «La scultura che più ha ispirato gli artisti, da allora a oggi», spiega Francesco Buranelli. Soltanto un mese dopo (ieri, erano 500 anni esatti), il Papa la espone già in Vaticano, creando così i musei più visitati di Roma e della Penisola: nel 2004, tre milioni e 800 mila anime; entrate per 40 milioni di euro, utili per 22 e mezzo. E i Vaticani, il loro mezzo millennio intendono celebrarlo davvero "alla grande": «Una ricorrenza non occasionale né simbolica», afferma Edmund Casimir Szoka, il cardinale a capo del Governatorato. A marzo, il nuovo allestimento del Museo Cristiano, fondato nel '700, con reperti tratti da catacombe e antiche chiese; a giugno, riapriranno le sezioni dedicate a Cina, Giappone, Corea, Tibet e Mongolia del "Missionario etnologico", nato nel 1926 per volere di Pio XI, con oggetti di quei Paesi; ma, soprattutto, ad aprile sarà presentato il restauro dei Pinturicchio della "Sala dei Misteri", nell'Appartamento Borgia; da novembre, un'importante mostra sarà dedicata appunto al Laocoonte ; e ad ottobre (per gruppi, o visite guidate) apriranno i 500 metri quadrati della necropoli romana, dal I secolo dopo Cristo al III, trovata vicino a Piazza Risorgimento, mentre si costruiva un parcheggio: «Un sito secondo soltanto alla necropoli che è sottostante alla Basilica di San Pietro, con la Tomba dell'Apostolo», spiega Buranelli, il direttore dei Musei; «sono 30 sepolcri e 70 tombe individuali, con affreschi e decorazioni; uno stato di conservazione ottimo: come fare un tuffo nel passato». Era sulla Via Triumphalis , che da Veio (ora Isola Farnese), passando per Monte Mario (l'affaccio era al convento dove poi visse, da abate, Franz Liszt), portava a Roma: tombe di servi e liberti; anche l'archivista delle proprietà private di Nerone, e un addetto alla scena del Teatro di Pompeo. E nel restauro dell'appartamento Borgia sono state compiute interessanti scoperte: i dipinti murali di Bernardino di Betto detto Pinturicchio, o Pintoricchio (1454-1513), non sono ad affresco: hanno una speciale preparazione, tempera ed olio, per rendere più brillanti e vivi i colori delle Storie di Cristo e di Maria , nella cui lunetta della Resurrezione si legge anche il ritratto di Alessandro VI, il Papa Rodrigo Borgia, in una profusione di dorature. Quantunque l'idea del museo come istituzione nasca a Roma, e derivi dai Pontefici, i Vaticani comunque non sono il più antico istituto del genere al mondo: i primi a sorgere, infatti, sono i Capitolini, che derivano dalla donazione di statue bronzee, nel 1471, da parte d'un altro Papa, Sisto IV, anche lui Della Rovere, era zio di Giulio II. E nella semimillenaria storia di questi musei, vi sono state luci ed ombre; Papi che li amavano, ed altri che li apprezzavano assai meno. Accanto al Laocoonte , Giulio II allinea altre sculture, in un giardino assai verde (soprattutto aranci): quasi una sorta di rivisitazione del Parnaso, frequentato pure da Leonardo e da Michelangelo. Ai nicchioni con le sculture, Pio IV, nel '500, fa applicare le imposte lignee, che, per fortuna, le hanno preservate. Ma Pio V, pur Santo, disdegnava una tale quantità di statue pagane, e le dona un po' a tutti: dalla città di Roma, al Medici, ai cardinali, fino all'Imperatore Massimiliano d'Asburgo. Per un secolo, su quelle nicchie cade l'oblio; ritornano a vivere solo nel '700, grazie ad alcuni Pontefici umanisti: da Clemente XI Albani, a Clemente XII Corsini, a Benedetto XIV Lambertini. E', si può dire, la definitiva consacrazione. Che quest'anno, appunto, verrà celebrata. Nel nome di quel gruppo scultoreo tanto importante, e quasi "fondativo", per sistemarne il cui "contorno" il Papa convoca Bramante: è il Cortile del Belvedere, con la sua famosa aula ottagona. Poi nasceranno le varie distinzioni: il Museo Pagano, e tutti gli altri; oggi, se ne contano ben 13, a parte i Palazzi (essi pure musei dal pavimento al soffitto); un percorso di sei chilometri, densissimi di capolavori di ogni specie, età e tipologia; perfino iscrizioni ebraiche. Le celebrazioni, comme-il-faut in Vaticano, inizieranno il 17 febbraio, con una Messa nella Sistina per tutti i 400 dipendenti (nemmeno un terzo di quelli del Metropolitan, o del Louvre). E poco importa (non lo s'è mai stabilito) se quella statua del Laocoonte sia l'originale greco di Agesandro, Polidoro e Atanadoro, scultori a Rodi, di cui parla Plinio, o invece una più tarda copia romana: le contorsioni, e le sue spire, hanno letteralmente "fatto" la storia dell'arte successiva; e il suo ritrovamento, forse, convinto Giulio II a stilare un programma artistico tra i cui punti forti era perfino la Cappella Sistina, e la nascita della Biblioteca. Per fine anno, non è un caso che, a discutere di cosa siano i musei, i Vaticani intendano convocare i massimi direttori al mondo di simili istituzioni: chissà se anche quelle sotto accusa, oggi in Italia, per troppo disinvolti traffici d'arte e di archeologia. Staremo a vedere: magari, potrebbero guastare la festa, non è forse vero?