Il nuovo sito "PER UN'ECONOMIA DELLA CULTURA" Il Move On 1x100 nasce per stabilire un principio assoluto: la Cultura è una risorsa. E' una risorsa innanzitutto in termini assoluti, in quanto attiene alla formazione della coscienza dell'individuo e di conseguenza a quella della collettività, fondamentale per affermare la priorità dell'interesse pubblico su quello individuale. La cultura è il patrimonio di valori e diritti che accomuna gli individui a prescindere dalla fede o dalla razza e rappresenta l'unico linguaggio su cui può impostarsi il necessario dialogo fra etnie diverse, soprattutto in una fase storica come l'attuale, segnata dalla contrapposizione invece che dalla dialettica fra posizioni diverse. Ma la cultura è anche una risorsa economica perchè consente, se adeguatamente finanziata, di produrre reddito. Produrre reddito in termini di formazione di menti, necessarie allo sviluppo e all'innovazione di un paese come il nostro che detiene, si direbbe immeritatamente, il 40 del patrimonio mondiale e che paradossalmente permette che le energie migliori fuggano a cercare formazione e occasioni di espressione altrove, preferendo magari investire in un'industria culturale di intrattenimento e spettacolo priva di contenuti e di sbocchi economici a lunga distanza. Il dato che in Italia gli iscritti alla facoltà di Fisica nell'anno 2004 era pari ai partecipanti alla selezione del Grande Fratello fa capire l'entità del problema. Produrre reddito in termini economici come dimostrano i riscontri e i numeri degli eventi culturali nei comuni italiani più all'avanguardia (Roma ma non solo, Modena, Venezia, Napoli) ma soprattutto di tanti paesi europei nei quali la cultura rappresenta una voce importante del Pil (il 3,5 della Francia, della Spagna e addirittura del Portogallo rispetto al nostro misero 0,3). Tali dati rivelano come l'indotto (in termini di turismo culturale, in termini di movimento e circolazione di energie e di denaro, in termini di occupazione di artisti, operatori culturali e imprese correlate) generato dall'effetto moltiplicatore della spesa pubblica e privata nel settore, ci conduca a considerare le risorse impiegate come investimento piuttosto che come spesa. Questo è il principio che vogliamo affermare, ribaltando il pensiero dominant espresso o sottinteso che sia nelle posizioni, ahinoi trasversali, di larga parte della classe dirigente politica e imprenditoriale e purtroppo anche di molti esponenti del mondo della cultura, secondo la quale Cultura e mercato sono inconciliabili. I finanziamenti alla cultura sono un investimento e possono anzi debbono tramutarsi in risorsa, soprattutto nel nostro paese che ha il dovere oltre che l'opportunità di trasformare quanto ereditato in ricchezza. LA PROPOSTA del MOVE ON 1X100 Perchè la Cultura diventi una risorsa occorre investire e quindi reperire fondi. A questa istanza la maggior parte dei governi degli ultimi anni risponde che i soldi non ci sono e che se bisogna effettuare tagli meglio tagliare nella cultura, nella ricerca, nell'innovazione e nella formazione piuttosto che negli "importanti settori della vita pubblica". Ma andiamo a guardare i numeri degli investimenti delle aziende nella florida industria culturale, quella dei media, che si aggirano solo in Italia nel 2005 in 9 miliardi di euro, quasi la metà della manovra finanziaria. Tali dati dimostrano due cose: a) che il denaro c'è, che le imprese lo spendono se ravvedono un utile, e che le stesse riscontrano un utile immediato nell'autopromozione mediante la pubblicità. Questo significa che le imprese potrebbero investire altrettanto denaro in forme di autopromozione diverse se fossero incentivate a farlo, quali per esempio le sponsorizzazioni a eventi culturali, se potessero dedurle dal bilancio come invece possono fare se investono in pubblicità. Oggi è infatti possibile per un'azienda detrarre le spese per una pubblicità ma non il contributo a un'associazione culturale, se non solo in casi particolari e secondo normative complesse e farraginose (vedi la legge Urbani). b) che un tale movimento di denaro (e parliamo solo di investimenti pubblicitari nei media) produce un gettito fiscale pari a quasi un miliardo di euro se si considera unicamente l'iva sulle transazioni, pari cioè a quasi tre volte la somma destinata alla cultura dall'ultima manovra finanziaria. Da qui la proposta di 1x100, che si rivolge alla politica e alle imprese. Ai politici chiediamo di farsi promotori di una legge che agisca in due direzioni: 1) Da una parte finanzi direttamente la cultura, indirizzando fondi già disponibili, senza cioè creare nuove tasse che sarebbero un deterrente agli investimenti privati. Il Move On propone di impiegare una quota dei proventi del gettito fiscale degli investimenti pubblicitari nei media per creare un fondo speciale non intaccabile dalle manovre di bilancio. Un'operazione questa oltre che legittima da un punto di vista costituzionale, opportuna e giusta, visto è proprio l'industria dei media che, per fornire un prodotto qualificato e interessante, attinge proprio alle risorse creative che sono uno dei risultati della formazione e dell'innovazione culturale. 2) favorire gli investimenti privati nel settore promuovendo agevolazioni fiscali reali alle imprese. Il minor introito derivante dalle agevolazioni sarebbe largamente compensato dall'indotto generato. L'altro interlocutore del Move On sono proprio le imprese perchè comprendano che per produrre innovazione e sviluppo è indispensabile investire in cultura. Infatti solo se si creano le condizioni e le occasioni di sperimentazione e di espressione delle migliori energie creative si favorisce il movimento di idee necessarie a mettere in moto il circolo virtuoso che in questa fase storica nel nostro paese sembra essersi arrestato. Per ulteriori informazioni vedi il sito: http:www.1x100.net http:www.1x100.net