Quasi certa la matrice dolosa dell'incendio. Bruciati i documenti con la collocazione originaria dei reperti spostati. I tesori di Roma fra vandali, pochi sorveglianti e finanziamenti a singhiozzo Con il fuoco sono andati distrutti oltre alle baracche del cantiere dei Fori Imperiali, anche documenti dove veniva annotata l'attività di scavo: i reperti spostati o la posizione di un muretto smontato, per permettere la sistemazione dell'area. L'ipotesi che l'obiettivo da colpire era il cantiere della ditta "Tecres" è sempre più ritenuta probabile dai carabinieri, anche se dai primi rilievi non è stata trovata traccia di benzina o di altro liquido infiammabile. «Sono stati piromani, pazzi, persone che hanno voluto compiere uno sfregio? Prima d'ora, non si erano mai verificati danneggiamenti del genere» dice l'archeologa della Soprintendenza, Maria Antonietta Tomei. «Ora la Soprintendenza non potrà intervenire sull'area annerita dall'incendio, nella Domus Tiberiana, perché non abbiamo più fondi e ci sono interventi più urgenti in questo momento di particolare difficoltà che stiamo vivendo per il passaggio alla soprintendenza autonoma». La Soprintendenza lavora nella zona del Foro da 20 anni ma sempre con finanziamenti a singhiozzo. Non ci sono soldi sufficienti per pagare una sorveglianza notturna con più custodi, magari anche fissi. L'incendio al PalatinoLa sorveglianza notturna è spesso affidata ad un solo custode per turno. Non ci sono fondi per la sicurezza. I carabinieri hanno interrogato decine di persone ma il movente resta un mistero Con il fuoco non sono bruciate solo le baracche del cantiere dei Fori Imperiali, ma anche documenti dove, ogni giorno, veniva annotata l'attività di scavo. Su queste carte ormai divorate dalle fiamme c'erano descritti i reperti spostati o la posizione di un muretto smontato, per permettere la sistemazione dell'area. Tutto questo è finito nel rogo, insieme ad altre carte: i registri della ditta con le presenze giornaliere di operai e impiegati. L'ipotesi che l'incendio sia doloso è sempre più ritenuta probabile dai carabinieri, anche se dai primi rilievi non è stata trovata traccia di benzina o di altro liquido infiammabile. Ed è anche quasi certo che il raid non è opera di una banda di teppisti. Ma che l'obiettivo da colpire, questa volta, era il cantiere della ditta "Tecres". L'altra notte qualcuno ha rubato tre picconi dal cantiere della ditta "Isram", che lavora sul tempio della Magna Mater sempre sul Palatino. Il ladro, o i ladri di picconi, hanno dovuto scavalcare una recinzione per arrivare nell'area appaltata alla "Isram". Ed ecco che, la sparizione degli attrezzi è diventata uno degli elementi che gli investigatori stanno prendendo in considerazione, per capire se i due episodi siano atti di vandalismo oppure sotto ci sia dell'altro, se l'obiettivo erano le ditte o la Soprintendenza. Ieri i carabinieri del Gruppo Roma Centro, guidati dal colonnello Salvatore Luongo e dal capitano Giancarlo Pintore, hanno ascoltato una decina di persone. Impiegati e operai. Ma per ora non è venuto fuori nulla che possa fare ipotizzare un movente come l'estorsione o la vendetta. Altre volte sul Palatino dove c'è solo una guardia non armata per turno, degli estranei sono entrati attraverso qualche buco nella recinzione: «Uno si chiede perché» dice l'archeologa della Soprintendenza Maria Antonietta Tomei, «sono stati piromani, pazzi, persone che hanno voluto compiere uno sfregio? Prima d'ora, non si erano mai verificati danneggiamenti del genere. Speriamo solo che si possa riportare l'attenzione dell'opinione pubblica sul Palatino. Ora la Soprintendenza non potrà intervenire sull'area annerita dall'incendio, nella Domus Tiberiana, perché non abbiamo più fondi e ci sono interventi più urgenti in questo momento di particolare difficoltà che stiamo vivendo per il passaggio alla soprintendenza autonoma». La Soprintendenza lavora nella zona del Foro da 20 anni ma sempre con finanziamenti a singhiozzo. Ed è in arretrato con i pagamenti della ditta "Tecres". Non ci sono soldi sufficienti per pagare una sorveglianza notturna con più custodi, magari anche fissi. E il soprintendente archeologico Adriano La Regina dice: «Quella dei Fori non è una zona militare e per i sistemi di telesorveglianza occorrono delle risorse di cui non disponiamo». Ma il problema sicurezza dell'area archeologica non riguarda solo la sorveglianza notturna. Negli anni Novanta c'è stato un crollo in seguito al quale, nel 2000, sono stati condotti lavori di bonifica, grazie al piano nazionale dell'archeologia. Ma l'intervento è particolarmente complicato e, come sottolinea l'architetto Maria Grazia Filetici, della Soprintendenza, «per ricomporre il fronte e mettere in sicurezza tutti i massi pericolanti sarebbero necessari ulteriori finanziamenti».
Il Messaggero
6 Maggio 2003
Palatino, distrutto il diario degli scavi
PA
Paola Vuolo
Il Messaggero
Il testo riporta che un incendio ha colpito il cantiere dei Fori Imperiali a Roma, distruggendo documenti e reperti archeologici. L'ipotesi è che l'incendio sia stato doloso, con l'obiettivo di distruggere documenti e reperti archeologici. I carabinieri hanno interrogato decine di persone, ma il movente resta un mistero. L'archeologa Maria Antonietta Tomei dice che l'incendio è quasi certamente stato causato da una persona o un gruppo di persone che hanno voluto compiere uno sfregio.
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