Prima un falso allarme. Poi quello vero. I due furti paralleli di Villa Pamphilj (uno virtuale, l'altro autentico) regalano, nel giro di pochi giorni, la fotografia esatta del parco storico più esteso di Roma. Ed è quella di un paradosso: le telecamere della presidenza del Consiglio non riescono nemmeno a garantire la sicurezza di una statua antica. Tralasciamo, per buon gusto, ogni facile ironia: transenne, torrette di guardia, recinti non hanno evitato il più banale dei furti. E fermiamoci qui. Vale invece la pena di ricordare l'altro paradosso, culturalmente più rilevante: quello del principale edificio di Villa Pamphilj, la palazzina del Bel Respiro di Alessandro Algardi, sottratto alla città. La storia è vecchissima. Nel 1985 la presidenza del Consiglio (allora retta da Bettino Craxi) si accorse che, per affrontare gli impegni legati al semestre di presidenza europeo, non sarebbero bastati gli spazi di Villa Madama. Qualcuno pensò alla villa dell'Algardi. E poco dopo si progettò di farne addirittura la residenza stabile della presidenza del Consiglio. Ci volle l'opposizione durissima di Antonio Cederna (e della sezione romana di Italia Nostra) e di Giulio Carlo Argan per evitare quel destino. E fu solo il primo assalto del governo verso il Comune (al quale, attenzione!, proprio lo Stato donò la villa nel 1970 in occasione del primo centenario di Roma Capitale, acquistandola dai principi Pamphilj e sottraendolo all'acquisto del Belgio che voleva farne la propria ambasciata). Poco meno di dieci anni dopo toccò al governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi (grazie al personale impegno del ministro per i Beni culturali, Alberto Ronchey) evitare un'altra assegnazione definitiva. Si parlò di un accordo col Comune, per garantire una serie di visite guidate. Ma poi se ne seppe poco, o nulla. Gli impegni internazionali italiani sono numerosi, è vero. Ma non lo sono al punto da impedire che il cuore stesso di Villa Pamphilj venga sottratto sempre e comunque all'uso dei romani. Non sarebbe, dunque, giusto rivedere il quadro delle intese? Ovvero: la palazzina del Bel Respiro potrebbe (com'era nei piani originari) tornare museo di se stessa, ovvero il pezzo essenziale per comprendere un contesto altrimenti difficilmente leggibile. E nei periodi in cui il governo dovrà entrarne in possesso, si potrebbe chiudere il recinto per evidenti ragioni di sicurezza. Facile immaginare che un simile approccio potrebbe trovare d'accordo il sindaco Walter Veltroni, soprattutto come ex ministro per i Beni culturali.