Si potrà esporre il tesoro di casa Savoia Il tesoro di casa Savoia, perle, diamanti e diademi, potrebbe uscire dai sotterranei di Bankitalia: via libera dei magistrati. ROMA Maria Gabriella di Savoia sembra davvero felice, parla al telefono dalla sua casa di Ginevra: «Mi pare una magnifica notizia. Mi piacerebbe che quegli splendidi gioielli fossero messi in mostra a Roma, la Capitale, la sede più giusta. Ai tempi della sua presidenza, Francesco Cossiga propose il Quirinale. Sarebbe un'eccellente soluzione». Il tesoro della corona di Casa Savoia potrebbe uscire dai sotterranei della Banca d'Italia ed essere messo in mostra. Ma a patto che «vengano superate le limitazioni giuridiche che gravano sulla Banca d'Italia». Lo scrive il nuovo Governatore Mario Draghi al deputato di Forza Italia Raffaele Costa, che aveva chiesto la possibilità di esporre i gioielli a Torino, col sostegno del sindaco Sergio Chiamparino. Scrive Draghi: «Nel 2002, a seguito dell'interessamento della presidenza del Consiglio, la Procura della Repubblica di Roma ha dichiarato il venir meno dell'indisponibilità che non consentiva né l'esibizione dei gioielli né l'avvio delle procedure per la loro riconsegna». Poi ci sono stati i contatti tra la Banca e la segreteria di Palazzo Chigi «sui conseguenti comportamenti da tenere, da parte della Banca, in qualità di depositario». Nel frattempo sono state modificate le disposizioni che impedivano il rientro dei Savoia in Italia ma non quelle sull'avocazione allo Stato dei loro beni. Dice Costa: «Occorre ora un vertice tra il Governatore Draghi, il ministero per i Beni e le attività culturali e la presidenza del Consiglio». In quanto alla sede per la futura esposizione (Torino?, Roma?) si vedrà. E forse è l'ultimo dettaglio. Umberto II, il 5 giugno 1946, dopo la sconfitta al Referendum istituzionale affidò al ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, uno scrigno da consegnare a Luigi Einaudi, allora Governatore della Banca d'Italia. Con un breve scritto: «Da restituire a chi di diritto». Frase che, secondo alcune interpretazioni, indicava nello Stato italiano il vero proprietario di quel tesoro. Ed ecco un primo elenco dei pezzi, almeno secondo quanto appare nel volume «Gioielli di Casa Savoia», scritto proprio da Maria Gabriella di Savoia con Stefano Papi per Electa. La famosa collana a dieci fili con 684 perle, appartenuta alla regina Margherita, la consorte di Umberto I. Il marito gliene fece dono nell'arco di quattro anni. Poi il diadema Musy con 541 diamanti del peso di 1167 grani, pari a 2092 carati, 11 perle a goccia e 64 perle circolari. Quindi un altro diadema di diamanti disegnato a tralcio di foglie di lauro centrato da una margherita, regalato da Vittorio Emanuele II a sua nuora Margherita. Il gioiello forse più spettacolare è una doppia catena di diamanti intrecciata nel nodo Savoia, il simbolo più antico dell'ex Casa reale: il numero complessivo dei brillanti sarebbe 1859. Altri fili di perle appartenuti a Maria Adelaide, moglie di Vittorio Emanuele II. Quindi collane, bracciali, spille, orecchini che risalgono all'epoca di Carlo Felice e Carlo Alberto. Infine il diamante rosa appartenuto al maresciallo Marmont, duca di Ragusa, aiutante di Napoleone: una magnifica pietra circondata da altri brillanti. Dice a questo proposito Maria Gabriella di Savoia: «È il pezzo che mi incuriosisce di più. Vorrei davvero sapere come sia arrivato in Casa Savoia». Ma in che condizioni si trovano i gioielli? Ancora la principessa: «Gianni Bulgari ha avuto occasione di studiarli e analizzarli poco tempo fa e li ha trovati in relativo buono stato. Il problema sono le perle, che vanno periodicamente esposte all'aria». Ma cosa rappresenta per Maria Gabriella di Savoia quel tesoro? «Un autentico pezzo della storia d'Italia. Quei gioielli sono la testimonianza di un gusto dell'epoca e del prestigio che aveva, attraverso i simboli della Corona, il nostro Paese. Ringrazio il Governatore Draghi e sarei ben contenta se si riuscisse quanto prima a esporli così come avviene a Londra o a Monaco, con i gioielli dei Wittelsbach». Nessun rimpianto di non riaverli indietro? Un sorriso: «Suvvia, ma chi può pensare oggigiorno di poter usare simili tesori?».