MANTOVAAndrea Mantegna riceve in casa. Una casa costruita ai margini della città su un terreno donato dal marchese Ludovico Gonzaga, che aveva insistito tre anni per vederlo in faccia. Nominato pittore di corte nel 1457 con una patente di «carissimo nostro famigliare», e il viaggio pagato in anticipo con 20 ducati, il celebre pittore e scultore era infatti arrivato a Mantova soltanto nel 1460. Ed è per mostrarci quanto la sua fama sia rimasta e viva, che dal 26 febbraio al 4 giugno ci invita nella sua casa al numero 47 di via Acerbi: unica, irripetibile casa, di mattoni rossi e quadrata, scavata al centro da un cortile cilindrico spalancato su un tondo di cielo: prova generale deH'«oculum» famosissimo della Camera degli Sposi in Palazzo Ducale. E qui si venga a vedere come, nella mente di un genio matematico, realtà e finzione si sovrappongono dando luogo a un'opera d'arte. La festa offerta da Mantegna comincia qui, succulento proemio alla grande mostra coincidente col giorno della sua morte, il 13 settembre 1506. Festa cui sono invitati i previdenti che non perdono tempo perché, data l'immensità dell'evento, tutto, da settembre, sarà più affannoso e approssimativo. Gli impazienti, che in anteprima vedranno cose mai viste. I grandi ammiratori del maestro, che dopo aver lavorato per tre generazioni di Gonzaga morì vecchio, cieco e avvilito dai sistematici ritardi dei loro pagamenti. Promosso dalla Provincia di Mantova, l'invito prevede un percorso semplicemente magico. Curato da Rodolfo Signorini, il viaggio nel cuore del '400 mantovano inizia al piano terreno, con una serie di opere del padrone di casa. Da non perdere, il famoso «bronzetto» di Marsia che Isabella teneva nella sua Grotta; l'inedita terracotta del «Cristo risorto», parte dell'opera «L'incredulità di San Tommaso» di cui rimane un pollice poggiato sul costato; il superbo Codice Mantegna: minima ma importantissima parte della sontuosa collezione di autoritratti, manoscritti, lettere, disegni e monete firmati dall'artista padovano, accanto a opere e testimonianze del «clima» che, lavorando, lui respirava a Mantova: i committenti, la città, gli umanisti, gli artisti, gli spettacoli, la prima edizione della Divina Commedia, primissimi libri a stampa. La parte più innovativa e ghiotta è però al primo piano, dove sofisticatissimi impianti multimediali permettono di vedere cose altrimenti invisibili. Da non perdere: il progetto di casa Mantegna, sublime esempio di armonia ottenuta da un purissimo gioco di quadrati e di cerchi; la ricostruzione virtuale della chiesa di Santa Maria della Vittoria; la tomba e le opere del Mantegna nella Basilica di Sant'Andrea; la Camera degli Sposi in palazzo Ducale. Così che, proseguendo il percorso fuori da questa Casa, sia possibile raggiungere le successive tappe già pronti a cercare il minuscolo particolare, la «perla» altrimenti invisibile: perché nascosta, o addirittura scomparsa, a volte per sempre, a volte per un poco soltanto. Come è il caso della Chiesa di Santa Maria della Vittoria in via Monteverdi, il cui restauro è già bastante a consentirne la visita: che lascerà a bocca aperta per tanta bellezza, da 200 anni divisa in due piani e adibita, in basso a officina; sotto le volte, ad asilo infantile. E se intenerisce il pensiero che intere generazioni di mantovanelli hanno giocato accanto e sotto i vescovi, i santi, le «candelere», gli acanti e la sorprendente «spalerà», il drappo di broccato rosso e oro dipinto come sfondo della pala della Madonna della Vittoria, inevitabile sarà il rimpianto davanti alla sua riproduzione, peraltro perfetta: visto che il «Louvre» non intende mollarla. La chiesa ritrovata è forse la meta più eccitante dell'intero percorso; e al curatore delle sue esaltanti scoperte, Ugo Bazzotti, si deve la ricostruzione dell'affascinante nonché amarissima storia dell'ebreo Daniele Norsa, che proprio qui aveva comprato una casa dai mantovani e cristiani Scaldamazzi, una casa con una Madonna col Bambino dipinta verso la strada, per ovvie ragioni subito tolta di mezzo: provocando l'ira dei mantovani che lo volevano «appiccare», la sua fuga precipitosa, la distruzione dell'edificio, la multa pagata al marchese Francesco, che sulle rovine fece edificare la chiesa e dipingere dal Mantegna il quadro promesso alla Madonna in caso di vittoria contro i francesi a Fornovo. Il 30 agosto 1495, i lavori non erano neppure incominciati. Undici mesi dopo la pala era pronta, e in un giorno di luglio uscì dallo studio al pianterreno di Casa Mantegna. Mentre tutte le campane suonavano, la gigantesca tavola (m.2.80 x 1.66) avanzava sulle spalle del popolo, e finalmente al vespero giungeva nella chiesa ancora fresca delle pitture eseguite dal Maestro e dalla sua bottega. Dove il marchese vittorioso aspettava, in ginocchio e in preghiera.
Mantegna, la casa delle meraviglie
Andrea Mantegna riceve in casa il 26 febbraio 1506, per mostrare la sua fama e la sua opera d'arte. La casa è unica e irripetibile, con un cortile cilindrico e un tondo di cielo. Viene presentata una serie di opere del pittore, tra cui il famoso bronzetto di Marsia e la terracotta del Cristo risorto. Al primo piano, sono presentati sofisticati impianti multimediali che permettono di vedere cose altrimenti invisibili. La visita include la ricostruzione virtuale della chiesa di Santa Maria della Vittoria, la tomba e le opere del Mantegna nella Basilica di Sant'Andrea, la Camera degli Sposi in palazzo Ducale e altre tappe.
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