TRAVOLTO dallo scandalo dei vasi etruschi rubati in Italia, è stato costretto a lasciare il posto Barry Munitz, 64 anni, spumeggiante direttore del J. Paul Getty Trust, la fondazione cassaforte del Getty Museum di Los Ange-les in Califomia. La decisione è stata presa nel quartier generale di Brentwood, al termine d'una rovente seduta del consiglio di amministrazione. A Munitz è stata chiesta non solo un'immediata lettera di dimissioni ma anche di rimborsare un ammanco di 250mila dollari dalle casse della fondazione. Documenti alla ma-no, gli sono state contestate gravi irregolarità finanziarie nella gestione. Si è trattato solo dell'ultimo incidente nella lunga serie di problemi in cui Munitz ha trascinato la terza istituzione culturale americana. Il suo braccio destro, Marion frue, ex curatrice del dipartimento antichità del Getty, si trova sotto processo in Italia per ricettazione. Era in collegamento con Giacomo Medici, mercante d'arte romano già condannato nel dicembre del 2004 per la vendita di opere etnische e greche al Metropolitan Museum of Art di New York e al Fine Arts di Boston. La curatrice ha sempre negato di essere stata al corrente che le opere acquistate per il Getty fosse state scavate illegalmente dai tombaroli. L'accusa è convinta invece che si sia trattato proprio di un lavoro su commissione. La fondazione Getty non ha mai ammesso nessuna responsabilità nel contrabbando di opere d'arte, ma da allora ha riunito i migliori esperti e avvocati in una commissione incaricata di rivedere i cri-teri in base ai quali viene perfezionata l'acquisizione di nuovi pezzi per le collezioni. L'ambasciatore italiano a Washington, Carlo Castellaneta, presentando il calendario delle manifestazioni culturali per il .nuovo anno, aveva annunciato un'offensiva diplomatica per stroncare Io smercio di opere rubate negli Stati Uniti. Munitz ha preteso di firmare un documento in cui mette in chiaro di non «riconoscere nessuna colpa o irregolarità. Mi faccio da parte nell'interesse dell' organizzazione». Quanto ai 250mila dollari di spese di rappresentanza contestate, l'accordo rimanda a una trattativa separata: segno che il Getty accetterà un rimborso parziale -se non simbolico - e rinuncerà per sempre a qualsiasi pretesa economica nei confronti di Munitz. E parso abbastanza cancellargli la buonuscitadi 1,5 milioni di dollari generosamente prevista dal suo contratto. «Era ora che si togliesse dai piedi. Ora il Getty ha tutte le carte per fare un ottimo lavoro», è stalo il commento di Richard Koshalek, ex direttore del Museo d'Arte Moderana di Los Angeles - Dopo lo straordinario danno provocato dagli scandali, per la prima volta da anni il Getty sembra avere un futuro promettente». I. modi sbrigativi e l'osceno tenore di vita di Munitz e di True avevano creato il gelo attorno al Getty da parte di tutte le altre istituzioni del settore. Soddisfazione per il cambiamento di pagina anche all'interno della Fondazione Getty, dove i più seri collaboratori consideravano la coppia alla stregua di due spregiudicati affaristi. Sotto la gestione di Munitz il Getty ha completato una faraonica ristrutturazione - durata nove anni - della residenza privata di J. Paul Getty a Malibu, con tanto di anfiteatro e balconi, The Villa, dove è ospitato un centro per lo studio e la conservazione delle antichità classiche. Con le dimissioni di Munitz l'incarico di dirigere la fondazione è stato assunto ad interini da Deborah MaiTow, l'attuale ammini-stratrice. Il consiglio si è preso un paio di settimane per valutare eventuali candidature esteme alla successione.