Come le sembra, Agrigento?». Già dalla metà di gennaio, con una progressione, misteriosa, piccoli fiori bianchi con i pistilli rossi spuntano tra la distesa di uliveti e le colonne color biscotto piantale sulle mura greche dell'antichissima Akragas. Pietre che hanno finito per assomigliare agli uomini e che, come loro, parlano, respirano, piangono, tacciono; pietre cangianti sotto i tagli di luce che perforano a intermittenza le nuvole e raccontano le categorie del pensiero occidentale, quello che eravamo e siamo diventati; pietre che sanno di Filosofia, di religione, di scienza, di letteratura, poesia e psicoanalisi (Empedocle, l'ispiratore di Sigmund Freud, nacque e visse ad Akragas); pietre che dovrebbero essere visitate da milioni di occidentali che qui, solo qui. come gli islamici a La Mecca e gli indù sul Gange, hanno qualche possibilità di ricongiungersi a quell' oceano di pensieri dal quale è fuoriuscito il mondo cosi come lo conosciamo. Per tentare di cambiarlo o accettarlo. «Come le sembra, Agrigento?». Sotto il tempio della Concordia e quello di Èrcole, ingabbiati nei tubi Innocenti per i restauri che dureranno fino a primavera inoltrata, i visitatori arrivano al solito ritmo da decenni. E tra loro sono pochissimi quelli che mostrano voglia di visitare Agrigento e di pernottare in uno dei suoi ordinari hotel. Le solite ondate, quasi una marea che riempie la Valle e poi la.svuota. 1 torpedoni scaricano i turisti di fronte il tempio della Concordia e ripartono un paio di ore dopo alla volta di Villa del Casale, Ragusa o Trapani. Difficile dar loro torto. Dalla Valle dei Templi Agrigento appare come una trincea di cemento conficcata tra le colline che una volta scivolavano placidamente verso i tempri. Sgarrupati grattacieli di dieci, quindici piani dalla vista impareggiabile. Già, i turisti: un flusso che non si schioda dalle 3OOmila unità. Ma è difficile capire se quel numero è vero. Nella terra che dette i natali a Luigi Pirandello e poco più in là, a Racaknuto, a Leonardo Scia-scia, è facile imbattersi in cervelli fini, in funamboli della parola, in facce che racchiudono tremila anni di storia .e i cromosomi di almeno mezza dozzina di popoli. C'è chi giura che i turisti siano la metà, non più di 300mila. e che solo uno stratagemma (un biglietto per ogni itinerario invece dell'unico d'ingresso) li faccia raddoppiare per le statistiche. «Come l'ha trovata Agrigento?». Gli agrigentini espiano il senso di colpa più o meno inconscio con quella domanda ossessiva che rivolgono al forestiero. E allo sguardo interrogativo dell'interlocutore (difficile, dall"orto della fioritura, rispondere a una domanda sulla trincea) loro oppongono una delle più collaudate scene del teatro pirandelliano; sorridenti, l'aria condiscendente e la voce melliflua: «Li ha visti i grattacieli in mezzo alla valle? Ha notato i palazzi abusivi accanto a! tempio della Concordia'7 Ha potuto constatare, insomma, quanto sia vero tatto quello che scrivono i giornali sull'abusivismo nella valle?». Ovviamente è una provocazione, i grattacieli non sono meteore cadute dal cielo, qualcuno ha scavato fondamenta e piantato piloni:.gli abusivi non sono marziani, hanno 463 nomi e cognomi e continuano a vivere indisturbati nei 1.400 ettari della Valle, ma è come se non si vedessero, inghiottiti da un bosco dì ulivi e mandorli che l'ente parco, istituito dalla Regione nel 2002 per valorizzare l'area (ma commissariato da] maggio scorso) continua a piantare come se si trattasse di una tenuta agricola. Tanto che quest'anno, dagli Smila ulivi è stato estratto un olio extravergìne con il logo dei Templi. lì sindaco di Agrigento, il forzista Aldo Piazza, declina la stessa domanda dei suoi concittadini in termini drammatici: «Dovremo spendere fino all'ultima goccia di sangue per ribaltare l'immagine di speculatori che ci hanno cucito addosso». Eppure, per. riscattare l'orgoglio ferito degli agrigentini basterebbe concentrarsi su quello che esiste già. Magari trasformare la Valle dei Templi nel simbolo del pensiero occidentale. Ci vorrebbe un progetto, insomma. E quel progetto l'ha partorito un architetto giramondo di Sciacca che prima di insegnare Urbanistica all'ateneo agrigentino ha visitato le città più belle del mondo per conto del Cnr. Alberto Piazza (omonimo del sindaco) ha un chiodo fisso: riportare alla luce la città greca della Valle e con essa i 12 chilometri di mura elleniche rimossi dalla memoria degli agrigentini e martoriati da secoli di incuria. L'architetto Piazza ha studiato tutto quello che c'era da studiare. E si è convinto che l'impianto urbanistico di Akragas fosse quello di una città ideale. Un luogo che potrebbe diventare ancora più sacro se continuassero le campagne di scavi, se venisse alla luce il teatro greco che tutti - a parole - cercano, ma che nessuno trova, se il parcheggio di fronte al tempio di Èrcole sloggiasse dalla Valle liberando quella che duemila anni fa era l'agorà inferiore della citta greca. Piazza è convinto che nella Valle potrebbero arrivare 2 milioni di visitatori l'anno. Un turismo che. orientato in modo corretto, non trascurerebbe la città medievale, continuazione naturale di quella greca. Il suo progetto regge su tre idee guida: chiudere al traffico la strada statale 118 che taglia in due la Valle; costruire in città, accanto lo stadio Esseneto, un unico mega-parcheggio da cento pullman e guidare da lì a piedi i turisti lungo gli itinerari del Parco; liberare la Valle 'di tutte le recinzioni che ne impediscono la fruizione, comprese quelle che circondano le case degli abusivi, espropriati dallo Stato delle loro abitazioni ma liberi di continuare ad abitarle e perfino di recintarle. Nel giro di qualche anno il progetto ha preso forma con il sostegno della Camera di commercio. E tanto per dargli respiro almeno nazionale, Piazza ha coinvolto personaggi di rango: l'economista Marco Vitale, il paesaggista del Politecnico di Milano Pierluigi Nicolin; la sovrintendente di Benevento, Salemo e. Avellino Giuliana Tocco e l'archeologo palermitano Nunzio Allegro. Per una volta, sembrava che ci fossero tutti i crismi affinché si aprisse una riflessione civile e disinteressata. Un contributo non marginale l'aveva dato pure l'Unesco, con il placet del direttore Francesco Bandarin. Tutto troppo limpido, semplice e lineare per i discendenti dell'antica Akragas. La doppiezza siciliana si è manifestata al meglio, come da copione: due progetti al posto di uno. Quello di Piazza, l'altro del Parco, dove siedono pure il sindaco e il rappresentante della Camera di commercio. Col passare dei mesi i progetti sono diventati due sceneggiature con una mezza dozzina di attori, ognuno dei quali recita due ruoli contemporaneamente. Il sindaco e la Camera di commercio ufficialmente sostengono il progetto del professore-architetto ma nel maggio scorso, come se fosse la cosa più naturale del mondo, hanno approvato all'unanimità il piano del Parco, che invece di un parcheggio ne prevede tre, che non fa cenno delle mura greche e non cita neppure la strada statale 118. La conferma arriva dal direttore del Parco, Pietro Meli, architetto pure lui, che appena sente il nome dell'autore del progetto concorrente e suo collega risponde senza perifrasi: «Vuole discutere delle minchiate di quello lì?». Il sindaco va più in là. E accusa il Parco: «Ci ha estromessi dalla Valle». Piazza si sfoga: «A me tutti dicono: bravo, vai avanti, siamo con te. Poi si girano, incontrano Meli e gli dicono la stessa cosa. Ipocrisia? Peggio, qui siamo in pieno caos pirandelliano». Ma è ancora niente. Perché in città da vent'anni e forse più si combatte una guerra nichilista tra chi ' l'ha governata e l'op; posizione ferocemente intransigente dall'ambientalista Giuseppe Amone, che nel '93 non diventò sindaco per poche centinaia di voti. Qualche mese fa Arnone ha dato alle stampe un libro con un titolo che per il suo crudo realismo non richiama né Pirandello né Sciascia: La stagione del fango. Sottotitolo: «Pupi, pupari, mascalzoni e paladini». Un atto di accusa - Amone è avvocato penalista - nei confronti di tutta la classe dirigente agrigentina. Ce n'è per tutti: dall'ex sindaco, ora senatore di Forza Italia, all'attuale primo cittadino; dall'ex vicepresidente della Camera di commercio, condannato in primo grado per corruzione aggravata da mafia, a un giornalista di un foglio locale, una volta amico fraterno. Un grumo di risentimenti che ha inghiottito tutti, vittime e carnefici. Amone, che si definisce «padre nobile di Legambiente», sostiene che il progetto di valorizzazione della Valle fu presentato la prima volta nel 2003. E che tra gli sponsor c'era il vicepresidente della Cdc, l'imprenditore edile processato per corruzione. Come dire: c'è del marcio pure lì. 11 marcio starebbe nel megapar-cheggio, che dovrebbe diventare un grande Centro commerciale a ridosso - o all'interno - della zona di massima tutela. Motivo sufficiente per non discutere, per non aprirsi al dialogo, per affossare il progetto. Empedocle diceva che alla base di ogni cosa ci sono due forze: eros e discordia. La prima edifica (in senso metaforico, per fortuna), la seconda distrugge. Potrebbe essere una buona risposta per quelli che con tanto pathos continuano a chiedere: «Come le sembra, Agrigento?».