Carlo Azeglio Ciampi scende di nuovo in campo in difesa della cultura o - meglio - del patrimonio artistico del nostro Paese che rappresenta uno dei fattori dell'identità nazionale; e che quindi va tutelato e promosso, essendo «pubblico e inalienabile» per dettato costituzionale. L'occasione per questo nuovo, significativo, intervento è costituito dalla consegna, nel salone delle Feste del Quirinale, delle onorificenze dei Benemeriti della cultura e dell'arte, cerimonia trasmessa in diretta tv da RaiTre ("Cominciamo bene"). «L'identità nazionale degli italiani ricorda Ciampi si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo». Da ciò discende anche un principio giuridico, fissato all'articolo 9 della nostra Costituzione, il quale sancisce che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della nazione». Quindi anche la tutela del patrimonio artistico ammonisce Ciampi deve essere concepita non in senso di «passiva protezione», ma in senso attivo e cioè in funzione della cultura dei cittadini. Deve essere fruibile da tutti. Lo richiede la Costituzione. Di qui il suo carattere «pubblico e inalienabile». E così il Presidente chiarisce il suo pensiero: «la doverosa economicità della gestione dei beni culturali, la sua efficienza non sono l'obiettivo della promozione della cultura, ma il mezzo utile per la loro conservazione e diffusione». Il messaggio è rivolto a tutti. Ma chi ricorda lo scambio di messaggi tra il Quirinale e palazzo Chigi quando nel giugno dello scorso anno fu annunciata la costituzione della "Patrimonio spa" non può non iscrivere questa messa a punto presidenziale nella logica di una rigorosa difesa del patrimonio artistico e culturale nazionale contro ogni possibile, improvvida, alienazione. In verità, tutte le richieste di precisazione avanzate all'epoca sono state recepite dal governo. Ma evidentemente il Colle ritiene che conviene vigilare perché su un terreno così delicato non sussistano dubbi. Inoltre Ciampi come suo costume avanza idee concrete, precise. Chiede, anzitutto, la nascita di un maggior numero di biblioteche, che ne sia installata una in ogni comune. «L'Italia degli ottomila comuni dovrebbe essere esclama anche l'Italia delle ottomila biblioteche». Poi suggerisce che il prossimo anno, alla cerimonia di premiazione dei benemeriti della cultura, intervengano anche tutti i Sovrintendenti ai beni artistici d'Italia: «funzionari preziosi, un "corpo" della nostra Amministrazione preparato, appassionato». L'anno venturo ricorre il centenario della istituzione di questo "corpo". «Sarebbe bello incalza poter avviare un flusso di esperienze, diretto e continuo con le Università». Il ministro Urbani, che è accanto al Presidente, annuisce. Infine, Ciampi cita alcuni tra i premiati: Katia Ricciarelli, Franco Battiato, Bruno Bottai, Nilla Pizzi, Roberto Benigni. Conclude ricordando un altro illustre "benemerito" recentemente scomparso: Alberto Sordi. La voce improvvisamente s'incrina. Ciampi si commuove pensando a quell'amico, a quell'italiano «che ci ha divertito, ma che, ridendo, ci ha aiutato a non dimenticare nulla della nostra storia».