Addio burocrazia e lungaggini tecniche nei meandri delle Soprintendenze. D'ora in avanti quando nel corso di un cantiere edilizio faranno capolino dei ritrovamenti fortuiti, la materia non passerà più necessariamente alle competenze amministrative. Il committente stesso acquista una nuova facoltà: quella di farsi carico delle indagini archeologiche. Ovviamente con il beneplacito della Soprintendenza. Lo stabilisce il Protocollo d'intesa firmato nei giorni scorsi a Milano tra la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia e Centredil-Ance Lombardia. Un'alleanza, insomma, tra Stato e imprese per la tutela del patrimonio archeologico lombardo. Obiettivo dichiarato e raggiunto: armonizzare le diverse esigenze e risolvere le criticità. «La prima - sottolinea il Presidente di Centredil-Ance Lombardia Giuseppe Colleoni - è rappresentata dal fattore tempo; ci è parso quindi opportuno ipotizzare meccanismi di snellimento procedurale che permettessero di operare in tempi certi e favorissero una più incisiva attività di tutela del patrimonio». Quindi meno vincoli e agevolazioni fiscali per le imprese. Elaborato in seguito a un'iniziativa promossa dal Gruppo giovani del Centredil-Ance Lombardia, il Protocollo è stato presentato lunedì scorso dal ministro per i beni e le attività culturali Rocco Buttiglione e dal Presidente dell'Ance Claudio De Albertis. Ovviamente la legge non si tocca ma le parole d'ordine diventano: tempi più rapidi e costi Inferiori. «Ad oggi - spiega il presidente del Gruppo giovani Ernesto Bruni Zani - se durante uno scavo emergono dei resti che suscitano l'apprensione della Soprintendenza, i lavori si interrompono e l'autorità pubblica si occupa, a sue spese, di valutare se i ritrovamenti sono meritevoli di tutela e, se lo sono, di quale tutela». Con inevitabili conseguenze, per le imprese, costrette a interrompere i lavori per tempi indefiniti (e costi prolungati di cantiere), e per la Direzione regionale, chiamata a erogare risorse umane e finanziarie. Ma ora la sensibilità cambia nel segno della valorizzazione del territorio, anche sul fronte dei privati. Se l'area dell'intervento presenta una potenzialità archeologica, committente dell'opera e Soprintendenza concordano un'indagine preventiva adeguata e commisurata alla tipologia delle opere da realizzare. Nel caso i beni rinvenuti richiedano per la salvaguardia modifiche al progetto, il Comune si impegna ad adottare una variante urbanistica senza costi aggiuntivi per il cambio di destinazione. E sempre in tema di snellimento dei costi, da Ance Lombardia e Direzione regionale è arrivata la proposta di incentivi, ossia del riconoscimento di un credito d'imposta per i soggetti privati che si facciano carico delle indagini archeologiche.