I1 numero di gennaio del Giornale dell'Arte, intitolava "L'ultimo Faraone" un articolo simpaticamente illustrato con un fotomontaggio in cui il ministro Buttiglione sorrideva, acconciato come la nota maschera di Tutankhamon. Si dava notizia del recentissimo affidamento del Museo Egizio di Torino ad una fondazione semi-privata (o semi-pubblica, se si preferisce: il capovolgimento dell'etichetta non fa cambiare la sostanza). L'etichetta "ultimo faraone" ovviamente si riferisce al ministro dei Beni Culturali inteso come rappresentante dell'amministrazione centrale dello Stato, che si suole considerare non agile né veloce. Alla fondazione lo Stato partecipa largamente con i beni e pochissimo con il potere decisionale. Il tempo ci dirà che effetto avrà la nuova gestione sulla vita del museo. Tra i musei con collezioni egizie, è secondo solo a quello del Cairo: un'istituzione di notevole importanza, quindi. Sta di fatto, comunque, che il Museo Egizio di Torino è un caso atipico nel panorama italiano: un museo archeologico che, per chiari motivi, non è espressione del territorio (allo stesso modo cioè delle sezioni archeologiche del Louvre, del British Museum ecc). Non a caso è sempre stato retto (così come il Museo Pigorini di Roma) da una Soprintendenza Speciale. D'altra parte non dimentichiamo che il museo archeologico non espone solo opere d'arte dell'antichità; ma, con oggetti e presentazione di dati di scavo, fa vedere diversi aspetti della vita in un dato momento dell'antichità. Normalmente in Italia i musei archeologici fanno capo alle Soprintendenze e risultano integrati al sistema di tutela archeologica del territorio; assieme ai monumenti (restaurati e presentati in situ); assieme al complesso dei dati di scavo (osservati e registrati durante ogni scavo condotto in maniera scientifica; assolutamente non ricostruibili a posteriori). Gli enti locali territoriali, dal Comune in su, vanno acquistando un ruolo sempre più importante nella gestione dell'eredità culturale. I privati possono senz'altro rivestire un ruolo nella gestione di una serie di servizi. Ma, è proprio la continuità tra musei e territorio che fa l'unicità del "modello Italia" di tutela, di cultura, di vita civile. Questa continuità quindi non può essere scardinata; pena la perdita di tutto il sistema. Un museo è espressione di un'area territoriale, assieme ai "segni" sul territorio (monumenti); i capolavori risultano comprensibili (e aumentano il loro potere di richiamo) se inquadrati in un contesto, che a sua volta riceve luce dal "capolavoro". E' questo il senso dell'eredità culturale; che è fatta di contesti, non di gioielli scompagnati, e questo vale anche per la ricaduta turistica: l'opera di spicco, molto reclamizzata, svolge inizialmente il ruolo di richiamo. Ma questa funzione regge solo se adeguatamente sostenuta.
Archeologia. Il museo in Italia vive del contesto
Il Giornale dell'Arte ha pubblicato un articolo intitolato "L'ultimo Faraone" con un fotomontaggio del ministro dei Beni Culturali, Buttiglione, che sorride come la maschera di Tutankhamon. L'articolo annuncia l'affidamento del Museo Egizio di Torino ad una fondazione semi-privata. Il museo è un caso atipico in Italia, essendo un museo archeologico che non è espressione del territorio. È retto dalla Soprintendenza Speciale e non espone solo opere d'arte dell'antichità, ma anche oggetti e presentazione di dati di scavo. I musei archeologici fanno capo alle Soprintendenze e risultano integrati al sistema di tutela archeologica del territorio.
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