«Mosè salì sul Monte Nebo e il Signore gli mostrò tutto il paese e gli disse: questo è il paese che io ho giurato di dare alla discendenza di Abramo, Isacco e Giacobbe». La scena, descritta in una delle pagine più famose della Bibbia, ci consegna l'immagine di un luogo considerato tra i più suggestivi della Cristianità. Sul Monte Nebo, davanti alla Terra Promessa a lui negata, sorge il santuario dedicato a Mosè, unico ed universale per il suo simbolico significato e per la preziosità dei suoi mosaici. Il santuario è stato eretto nel IV secolo e restaurato soprattutto nel VI sec.. Ne è derivato un glorioso complesso architettonico, con al centro il sepolcro vuoto di Mosè, ricco di splendidi mosaici con scene di caccia, animali, piante e motivi geometrici ad abbellire il pavimento delle tre navate della chiesa, mentre su quello del battistero appaiono trampolieri, anatre, arbusti, alberi e cervi assetati, simbolo della sete che l'uomo ha di Dio. Questi mosaici sono oggetto di una delicata campagna di restauro, iniziata nel 1933, e proseguita a cura degli archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Un gruppo attivissimo cui si deve la rimozione dei mosaici dal letto originario, che ha permesso di riportare alla luce uno dei capolavori della scuola di Madaba, risalente al 530, e la scoperta della cittadina di Nebo. Il restauro è di interesse mondiale, e dei «70 anni di ricerche archeologiche sul Monte Nebo in Giordania» si parlerà oggi, alle 18, in un convegno nella Sala degli Angeli del Suor Orsola Benincasa. Con il rettore Francesco De Sanctis, i professori Giovanni Coppola, Italo Insolera e Renato Sparacio, e l'archeologo più noto degli scavi in Terra Santa, padre Michele Piccirillo, francescano originario di Carinola, famoso non solo per il suo lavoro ma anche per aver ispirato a Franco Scaglia la figura del protagonista del suo ultimo romanzo, vincitore del Premio Campiello 2002, Il Custode dell'acqua. Padre Piccirillo, quali sono le difficoltà maggiori che ha incontrato nel suo lavoro? «Economiche soprattutto, ma in Giordania avendo molti amici ho sempre potuto lavorare in pace. Pensi che nel 1993 il più grande libro mai pubblicato sui restauri ebbe la prefazione di re Hussein che lo donò anche a Clinton. Raccoglieva vent'anni di lavori». A che punto è il progetto di restauro della basilica? «Da circa otto anni un gruppo di architetti, in particolare italiani e francesi, cerca di rifare il tetto del Memoriale di Mosè sul Monte Nebo, è un progetto necessario per la salvezza di questo luogo-simbolo, ma è ancora in via di definizione. Prima che diventi operativo occorre realizzare una pubblicazione, da presentare alla Custodia di Terra Santa per l'approvazione da parte dell'apposita commissione, e trovare i fondi». Quanto occorre per questo restauro? «Circa un milione di dollari. Ma non mi preoccupa. I fondi li abbiamo sempre trovati. Da circa quattro anni, poi, è il ministero degli Affari esteri italiano che sovvenziona il progetto-pilota». Quanto tempo occorrerà perché il restauro sia completo? «Circa un anno di lavori con un grande gruppo di architetti e ingegneri, anche italiani, tra cui il romano Italo Insolera e il napoletano Renato Sparacio. Ora sto lavorando in Siria, al restauro dei mosaici di una Chiesa del 447 d. C., ad Alessandria d'Egitto e a Gerico, sempre al restauro di antichissimi mosaici». In questi giorni si parla molto del saccheggio di luoghi d'arte in Iraq. Cosa ne pensa? «Potevano pensarci prima e mettere dei soldati a guardia, come è stato fatto a Beirut. Ma si vede che la cultura non fa parte degli interessi di Bush. I soldati, oltre che saper sparare, dovrebbero essere istruiti al rispetto di determinati luoghi. Ma di cosa ci meravigliamo se a Pompei trafugano resti con tanta faciltà».